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	<title>Liberi di coltivare &#187; liberidicoltivare</title>
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	<description>L&#039;innovazione sostenibile in agricoltura</description>
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		<title>ISDE Italia: Lettera aperta sul Fertility Day</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2016 08:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[liberidicoltivare]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnaliamo l’interessante posizione di ISDE espressa nella lettera aperta al Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin in merito alla 1° Giornata Nazionale sul Fertility Day, soprattutto per quanto concerne le problematiche di origine ambientali legate all’infertilità. Condividiamo questo approccio auspicando una maggiore attenzione sugli studi scientifici che trattano questi aspetti. ISDE Italia &#8211; Associazione Medici [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="rtejustify">Segnaliamo l’interessante posizione di ISDE espressa nella lettera aperta al Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin in merito alla 1° Giornata Nazionale sul Fertility Day, soprattutto per quanto concerne le problematiche di origine ambientali legate all’infertilità.</p>
<p>Condividiamo questo approccio auspicando una maggiore attenzione sugli studi scientifici che trattano questi aspetti.</p>
<p class="rtejustify"><img class=" alignright" src="http://www.aboca.com/sites/www.aboca.com/files/styles/thumbnail/public/images/news/isde_colori_120.png?itok=8Y4E0_mN" alt="" /></p>
<blockquote><p><strong>ISDE Italia &#8211; Associazione Medici per l&#8217;Ambiente<br />
Lettera aperta sul Fertility Day</strong><br />
<em>In merito alla 1° Giornata Nazionale sul Fertility Day che verrà celebrata il 22 settembre p.v., come Associazione Nazionale dei Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) abbiamo letto con attenzione il razionale della giornata ed in particolare il programma in cui si affronteranno alcuni temi cruciali quali la possibilità di guarire dalla sterilità, il ruolo della Medicina Pubblica, la possibilità di preservare la fertilità anche in caso di malattie tumorali e del ruolo dell’età nella possibilità di concepire.<br />
Ci sembra però di notare che sia del tutto carente una sessione sulle cause dell’infertilità, problema che affligge ormai il 15% delle coppie e, più in generale, sull’ eziopatogenesi dei disturbi della sfera riproduttiva, oggi seriamente compromessa, anche per abortività spontanea, prematurità, nati sotto peso, esiti infausti della gravidanza, malformazioni, endometriosi etc.<br />
A questo proposito ci permettiamo di segnalare che esiste ormai una corposa letteratura scientifica che correla tali problematiche con esposizioni di origine ambientale e, a nostro avviso, una giornata così importante come quella del 22 settembre dovrebbe mettere in luce ed informare anche su questi aspetti.<br />
Ad esempio l’esposizione a pesticidi (in particolare di tipo professionale) può alterare gravemente la funzione gonadica maschile con peggioramento della qualità del seme per riduzione della densità, motilità, numero degli spermatozoi, aumento delle anomalie al DNA e alterazioni della loro morfologia, ma anche per inibizione della spermatogenesi per riduzione del volume e peso di testicoli, epididimo, vescicole seminali e prostata (1).<br />
Così pure per l’endometriosi &#8211; patologia complessa diventata ormai una vera piaga sociale e causa di sterilità femminile &#8211; i fattori ambientali rappresentano un importante fattore di rischio. Studi caso-controllo hanno dimostrato che per le donne con più elevati livelli nel sangue di β-esaclorocicloesano (HCH), mirex, clordano, fungicidi, esaclorobenzene il rischio di endometriosi è nettamente più alto (2,3).<br />
Più in generale ricordiamo che tutte le sostanze che agiscono come interferenti endocrini (ed ormai presenti nei nostri ambienti di vita) quali ftalati, ritardanti di fiamma, parabeni, bisfenolo A, diossine, PCB etc. sono tutte in grado di alterare i complessi equilibri ormonali alla base delle funzioni riproduttive ed è stato valutato che i soli costi economici per danni alla salute riproduttiva femminile da interferenti endocrini ammontino ogni anno ad 1 miliardo e ½ di euro (4).<br />
Per non parlare di gravissimi casi di inquinamento da sostanze che interferiscono con le funzioni ormonali quale quello da perfluoroctani (PFOA, PFAS) presente in Veneto ed oggetto di specifiche ricerche da parte dell’ISS.<br />
Vorremmo infine ricordare come per la cattiva qualità dell’aria, non si registrino solo problemi ischemici, circolatori, respiratori, tumorali e danni al cervello in via di sviluppo, ma anche deleteri effetti sulla salute riproduttiva. Ad esempio una meta-analisi del 2012 ha valutato che per ogni incremento di 10 μg/m3 di PM2.5 vi era un aumento del 15% del rischio di nascite pretermine ed un aumento del 9% del rischio di basso peso alla nascita (5), con costi assistenziali e sociali assolutamente non trascurabili (6).<br />
Ma anche l’abortività spontanea è correlata all’inquinamento atmosferico: uno studio condotto nel Sud Italia ha dimostrato un incremento di abortività spontanea del 19,7% e del 33,6% per ogni incremento di 10 μg/m3 rispettivamente di PM10 e di ozono, anche se tali concentrazioni rientravano nei limiti di legge (7).<br />
In conclusione ribadiamo la nostra profonda convinzione che infertilità e disordini della vita riproduttiva siano fra le funzioni più fragili, delicate ed importanti della salute umana, anche per le ripercussioni che comportano sugli aspetti più intimi della persona quali quelli della vita relazionale, della vita affettiva e della sessualità, ma sono anche fra quelle che maggiormente risentono degli effetti negativi dell’inquinamento.<br />
ISDE crede fermamente che la salute umana sia intimamente connessa con la salubrità dell’ambiente di vita e di lavoro ed auspica che il 22 settembre 2016 non si perda un’ottima occasione per divulgare informazioni ai cittadini anche su questi versanti.<br />
Essere consapevoli dei rischi ambientali connessi all’infertilità e ai disturbi della vita riproduttiva non può che favorire comportamenti più responsabili da parte dei cittadini e &#8211; ci auguriamo &#8211; provvedimenti più consoni a tutelare anche queste funzioni della salute umana, sia da parte del Legislatore che e delle Istituzioni preposte a tutelare la salute pubblica.<br />
La ringraziamo per l’attenzione e fiduciosi in un positivo riscontro voglia gradire i nostri saluti.</em></p>
<p><em>Dr. Roberto Romizi<br />
Presidente ISDE Italia<br />
Dr.ssa Patrizia Gentilini<br />
Membro Giunta Esecutiva e Comitato Scientifico</em></p>
<p><em>Riferimenti bibliografici<br />
1. Mehrpour O, Karrari P, Zamani N, Tsatsakis AM, Abdollahi M Occupational exposure to pesticides and consequences on male semen and fertility: A review Toxicol Lett. Oct 15;230(2):146-56. 2014<br />
2. Cooney MA, Buck Louis GM, Hediger ML, Vexler A, Kostyniak P J Organochlorine pesticides and endometriosis Reprod Toxicol Nov;30(3):365-9 2010<br />
3. Upson K, De Roos AJ, Thompson ML, Sathyanarayana S, Scholes D, Barr DB, Holt VL. Organochlorine pesticides and risk of endometriosis: findings from a population-based case-control study Environ Health Perspect. Nov-Dec;121(11-12):1319-24. 2013.<br />
4. Hunt PA, Sathyanarayana S, Fowler PA, Trasande L Female Reproductive Disorders, Diseases, and Costs of Exposure to Endocrine Disrupting Chemicals in the European Union. L J Clin Endocrinol Metab. Apr;101(4):1562-70 2016.<br />
5. Sapkota A, Chelikowsky AP, Nachman KE, Cohen AJ Exposure to particulate matter and adverse birth outcomes: a comprehensive review and meta-analysis. Air Quality, Atmosphere &amp; Health December 2012, Volume 5, Issue 4, pp 369-381 2012<br />
6. Cavallo MC, Gugiatti A, Fattore G, Gerzeli S, Barbieri D, Zanini R. Cost of care and social consequences of very low birth weight infants without premature- related morbidities in Italy. Ital J Pediatr. Aug 19;41:59. 2015<br />
7. Di Ciaula A, Bilancia M Relationships between mild PM10 and ozone urban air levels and spontaneous abortion: clues for primary prevention. Int J Environ Health Res. ;25(6):640-55 2015.</em></p></blockquote>
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		<title>Terra nostra &#8211; Presa diretta del 15/02/2015</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2015 15:40:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella puntata di “PRESADIRETTA” (di Riccardo Iacona), in onda su Rai Tre il 15 febbraio 2015, è stato affrontato il problema relativo al consumo di suolo, un tema attualissimo in Italia, dove vengono impermeabilizzati circa 100 ettari di terreni naturali ogni giorno, più di 7 metri quadrati al secondo. Gli altri temi affrontati nella puntata [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella puntata di “<strong>PRESADIRETTA</strong>” (di Riccardo Iacona), in onda su <strong>Rai Tre il 15 febbraio 2015</strong>, è stato affrontato il problema relativo al consumo di suolo, un tema attualissimo in Italia, dove vengono impermeabilizzati circa 100 ettari di terreni naturali ogni giorno, più di 7 metri quadrati al secondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli altri temi affrontati nella puntata <strong>hanno riguardato l’uso massiccio di pesticidi</strong>, lo sfruttamento della manodopera agricola e il crescente utilizzo di terreni agricoli per la produzione di biogas.</p>
<p style="text-align: justify;">Riportiamo il link al sito della Rai dove si può visualizzare l’intera puntata.</p>
<p style="text-align: justify;">Segnaliamo che dal<strong> minuto 45</strong> in poi è possibile trovare un approfondimento in materia di <strong>pesticidi</strong>, con specifico riferimento al <strong>Comune di Malosco</strong> (minuto 50), dove è stato limitato l’utilizzo dei pesticidi, al referendum indetto nel Comune di Malles (Val Venosta) contro l’uso dei pesticidi (il referendum ha ottenuto il 70% di affluenza con il 76% dei favorevoli alle limitazioni di impiego).</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe src="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d6e71a48-b3e2-48d9-8508-f06fb9327982.html?iframe" style="border:0px; padding: 0px; margin:0px; width: 100%; height: 100%; min-width: 355px; min-height: 200px;" allowfullscreen="true" webkitallowfullscreen="true" mozallowfullscreen="true" scrolling="no"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito RAI: <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d6e71a48-b3e2-48d9-8508-f06fb9327982.html">http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d6e71a48-b3e2-48d9-8508-f06fb9327982.html</a></p>
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		<title>Biologico: i cibi bio riducono esposizione ai pesticidi, nuovo studio</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2015 12:02:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il consumo di prodotti alimentari biologici riduce in modo significativo l&#8217;esposizione ai pesticidi. Un nuovo studio ha messo in relazione i livelli di pesticidi rilevati nell&#8217;urina alla tipologia di dieta. I risultati rafforzano l&#8217;idea che gli alimenti bio siano benefici per la salute nel ridurre il rischio di accumulo di pesticidi nell&#8217;organismo. Gli organofosfati sono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Il consumo di prodotti alimentari biologici riduce in modo significativo l&#8217;esposizione ai pesticidi.</h3>
<p>Un nuovo studio ha messo in relazione i livelli di pesticidi rilevati nell&#8217;urina alla tipologia di dieta.</p>
<p>I risultati rafforzano l&#8217;idea che <strong>gli alimenti bio siano benefici per la salute nel ridurre il rischio di accumulo di pesticidi nell&#8217;organismo</strong>.</p>
<p><img class=" size-full wp-image-855 alignleft" src="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2015/02/pesticidi.jpg" alt="pesticidi" width="500" height="333" />Gli <strong>organofosfati</strong> sono tra i più comuni pesticidi tossici utilizzati oggi nell&#8217;agricoltura convenzionale. L&#8217;US Environmental Protection Agency li ha classificati come altamente o moderatamente tossici. Già a bassi livelli sono sospettati di minacciare il sistema nervoso.</p>
<p>Mentre una ricerca precedente aveva dedotto questa conclusione basandosi soltanto sui bio-marker urinari, un nuovo studio ha preso in considerazione l&#8217;alimentazione delle persone coinvolte.</p>
<p>Gli esperti hanno spiegato che il grado di esposizione ai pesticidi dipende in gran parte dalle scelte personali su quali cibi assumere e sulla scelta di prodotti biologici.</p>
<p>Hanno raccolto i dati di 4466 volontari che stavano già partecipando al Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis, una ricerca medica che coinvolge uomini e donne appartenenti a sei comunità negli Usa. I ricercatori hanno notato che la maggior esposizione ai pesticidi portava ad un più alto livello di residui di organofosfati nelle urine.</p>
<p>Nei partecipanti che preferivano i prodotti biologici e che cercavano dunque di acquistarli e consumarli almeno occasionalmente, i livelli di pesticidi nelle urine si sono rivelati decisamente più bassi.</p>
<p>Nei soggetti che sceglievano il biologico sempre o molto spesso, con particolare riferimento a frutta e verdura, i livelli di pesticidi nelle urine risultavano inferiori del 65% rispetto a chi consumava abitualmente cibo convenzionale.</p>
<p>Un <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1367841/pdf/ehp0114-000260.pdf" target="_blank"><strong>altro studio</strong></a> già aveva  associato in modo scientifico i livelli di pesticidi nelle urine alla tipologia di dieta seguita dai bambini, con analoghi risultati (&#8220;Organic Diets Significantly Lower Children’s Dietary Exposure to Organophosphorus Pesticides&#8221;).</p>
<p>Gli organofosfati sono i pesticidi più comunemente utilizzati sulla frutta e sulla verdura coltivata in modo convenzionale.<br />
Lo studio si limita alla rilevazione di tali sostanze, ma offre comunque conclusioni significativi sui benefici per la salute degli alimenti bio.</p>
<p>Lo studio è stato pubblicato su Environmental Health Perspectives con il titolo di &#8220;Estimating Pesticide Exposure from Dietary Intake and Organic Food Choices: The Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis (MESA)&#8221; e si può scarica qui: <a href="http://ehp.niehs.nih.gov/1408197/">http://ehp.niehs.nih.gov/1408197/</a></p>
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		<title>Risposta del Prof. Giuseppe Altieri a Roberto Bassi</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2015 17:02:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Legge Europea si Basa sul Principio di Precauzione &#8220;Ambientale-Sanitario&#8221;, strettamente inter-connesso, che costituisce le fondamenta del trattato europeo. Così come il Diritto Greco-Romano è alla base dei principi costituzionali inviolabili dei Paesi Membri alla salute e all&#8217;ambiente salubre, &#8220;principi giuridici&#8221; non delegati ai trattati internazionali e &#8220;regolatori della libertà di iniziativa economica&#8221; (Art. 32, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La Legge Europea si Basa sul Principio di Precauzione &#8220;Ambientale-Sanitario&#8221;, strettamente inter-connesso, che costituisce le fondamenta del trattato europeo. Così come il Diritto Greco-Romano è alla base dei principi costituzionali inviolabili dei Paesi Membri alla salute e all&#8217;ambiente salubre, &#8220;principi giuridici&#8221; non delegati ai trattati internazionali e &#8220;regolatori della libertà di iniziativa economica&#8221; (Art. 32, 9, 41, Costituzione Italiana).</p>
<p>Sulla base del <strong>Principio di Precauzione</strong> è necessario dimostrare l&#8217;innocuità di una tecnica, prima di poterla immettere nel mercato. E in tal senso Giordano Bruno e Galileo, Scienziati di Natura, non potrebbero mai accettare come Scientifica la Manipolazione del DNA, che può paragonarsi all&#8217;uso della Clava contro la perfezione della Natura. Tanto che, per le conseguenze che numerosi studi scientifici indipendenti stanno evidenziando, ciò di cui si potrebbe discutere &#8220;scientificamente&#8221; (se la scienza potesse arrivare a capire le conseguenze negative sulla salute del l&#8217;induzione del caos genetico) non è &#8220;se&#8221; gli OGM sono pericolosi o meno per la salute, bensì &#8220;come&#8221; risultano e risulteranno pericolosi per la salute.</p>
<p>Per quanto concerne la &#8220;<strong>resistenza agli erbicidi</strong>&#8221; da parte delle erbe cosiddette &#8220;infestanti&#8221;, spesso fonti preziose alimentari o medicinali, come l&#8217;Amaranto, pianta sacra degli Incas, dal valore nutritivo molto superiore al Mais, che oggi coltiviamo diserbando chimicamente l&#8217;Amaranto&#8230; (da perfetti imbecilli), è noto che si tratta di un meccanismo di &#8220;selezione genetica&#8221;, in questo caso definibile come &#8220;innaturale&#8221;, in quanto operata da agenti artificiali chimici. Per cui, all&#8217;aumentare della pressione selettiva, ovvero più erbacce si cerca di uccidere con i trattamenti chimici, più velocemente si selezionano le popolazioni resistenti al determinato prodotto chimico. E, in ogni caso, l&#8217;uso dei disseccanti totali ed erbicidi è destinato puntualmente a fallire, come dimostrano le centinaia di specie divenute resistenti ai diversi principi attivi chimici.</p>
<p>Gli unici esseri viventi che non hanno speranza di diventare resistenti alle sostanze chimiche di sintesi sono, purtroppo, gli esseri umani ai vertici delle catene alimentari, i quali si nutrono da 50 anni di alimenti contaminati da <strong>Pesticidi</strong> e <strong>Diserbanti/Disseccanti</strong> (xenobiotici-biocidi), le cui conseguenze sulla salute sono sotto gli occhi di tutti e &#8220;scientificamente&#8221; dimostrate a posteriori, violando il Principio di Precauzione (ovvero la legge). Esasperate negli ultimi due decenni dall&#8217;avvento sulle nostre tavole di OGM (Dna transgenico e proteine incognite ed imprevedibili connesse che si diffondono attraverso il TGO, trasferimento genico orizzontale) ed elevati residui di disseccanti totali e tossine Bt &#8220;alterate&#8221;, che stanno compromettendo la salute Umana in modo esponenziale. La perdita di aspettativa di vita sana in Italia è di circa 8 anni negli ultimi 10 anni (fonte Eurostat) e il nostro paese ha il triste record mondiale dei tumori dell&#8217;Infanzia (OMS).</p>
<p>Gli esseri Umani non sono dotati di capacità riproduttive paragonabili alle piante, agli insetti e agli altri patogeni vegetali e le modificazioni &#8220;genetiche&#8221; ed &#8220;epigenetiche&#8221; del suo DNA, dovute a fattori xenobiotici, non selezionano &#8220;individui resistenti&#8221;, bensì portano drammaticamente alla comparsa di innumerevoli nuove patologie degenerative, tumorali, autoimmuni, allergeniche, ormonali, celiache, riproduttive, teratogene (alterazione del dna degli spermatozoi), cerebrali, ecc&#8230; un vero è proprio programma di sterminio ben architettato dalle Multinazionali, che ne hanno fatto il loro &#8220;Affare del Secolo&#8221;&#8230;<br />
La domanda scientifica da porsi è: &#8220;come riuscirà l&#8217;essere umano a fermare questi folli &#8220;Stranamore&#8221; con le armi del Diritto ed a sopravvivere a questo secolo?&#8221;<br />
Oggi l&#8217;Unione Europea ha investito 500 miliardi di € (70 solo per l&#8217;Italia) per sostenere la riconversione Ecologica dell&#8217;Agricoltura, nei prossimi 6 anni. Gli agricoltori biologici hanno diritto alla copertura dei mancati ricavi, maggiori costi, più il 20% per le spese di transazione e il 30% per le azioni collettive, attraverso i Pagamenti Agroambientali, ovvero il Biologico &#8220;deve convenire per legge&#8221; visti gli enormi benefici indiretti&#8230;</p>
<p>Bastano 4-5 miliardi di € all&#8217;anno, ben spesi, per riconvertire tutta l&#8217;Agricoltura Italiana in Biologico&#8230; e ne abbiamo a disposizione almeno 12&#8230; E potremmo ridurre drasticamente le spese per il dissesto idrogeologico (almeno 15 miliardi all&#8217;anno) e per le Malattie degenerative (almeno 100 miliardi di € all&#8217;anno !!). Gli agricoltori biologici hanno diritto a 1.500 € / annui per consulenza agroecologica, 3.000 € /annui per spese di certificazione Biologica, oltre a Programmi di Promozione e Innovazione coperti al 70-80% dei costi&#8230; ed assicurazioni agevolate per la difesa delle coltivazioni con metodi biologici, con recupero delle polizze al 65%&#8230;</p>
<p>Le risorse agroambientali sono disponibili dal 1992 e in forma obbligatoria dal 2000. E, per ottenere il rispetto dei diritti degli agricoltori, purtroppo abbiamo dovuto rivolgerci ai TAR.</p>
<p>Le regioni e il MIPAAF stanno per approvare i PSR e i PSN di Sviluppo Rurale 2014-2020.</p>
<p>Forse questa volta sarà possibile lavorare meglio in fase di concertazione&#8230; lo sperano soprattutto i nostri figli.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giuseppe Altieri,</strong><br />
<strong>Agroecologo</strong></p>
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		<title>Su 28 Paesi Ue sono 19 quelli contrari alle colture biotch Usa</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Sep 2014 10:47:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Su 28 Paesi Ue sono 19 quelli contrari alle colture biotech Usa, ma ora la titolare del Commercui viene dalla Svezia (pro- gm) Esportare gli Ogm anche sul ricco mercato europeo è da decenni un obiettivo dichiarato degli Stati Uniti. E il trattato Ttip, volto a liberalizzare commercio e investimenti sulle due sponde dell&#8217;Atlantico, sembra presentarsi ora come il cavallo di Troia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Su 28 Paesi Ue sono 19 quelli contrari alle colture biotech Usa, ma ora la titolare del Commercui viene dalla Svezia (pro- gm)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Esportare gli Ogm anche sul ricco mercato europeo è da decenni un obiettivo dichiarato degli Stati Uniti. E il trattato Ttip, volto a liberalizzare commercio e investimenti sulle due sponde dell&#8217;Atlantico, sembra presentarsi ora come il cavallo di Troia ideale. Ne ha dato plateale conferma lo stesso segretario Usa </em><em>all&#8217;Agricoltura, Tom Vilsack, che nel giugno scorso è venuto a battere i pugni sui tavoli della Commissione Ue a Bruxelles nel tentativo di sbloccare le trattative, incagliate proprio su questo punto.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/09/ITALIA_OGGI_49.pdf" target="_blank">Leggi tutto l&#8217;articolo di Italia OGGI</a></strong></p>
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		<title>Otto italiani su 10 contrari agli ogm in agricoltura</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2014 12:51:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono quasi 8 italiani su 10, il 77% a essere contrario all&#8217;utilizzo degli ogm in agricoltura. E&#8217; quanto emerge dal IV Rapporto &#8220;Gli italiani e l&#8217;agricoltura&#8221; che verrà presentato oggi al Sana di Bologna dalla Fondazione Univerde presieduta da Alfonso Pecoraro Scanio. Un dato che rispecchia assunta dall&#8217;Italia a livello istituzionale, da vari anni e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono quasi 8 italiani su 10, il 77% a essere contrario all&#8217;utilizzo degli ogm in agricoltura. E&#8217; quanto emerge dal IV Rapporto &#8220;<strong>Gli italiani e l&#8217;agricoltura</strong>&#8221; che verrà presentato oggi al <strong>Sana di Bologna</strong> dalla <strong>Fondazione Univerde</strong> presieduta da <strong>Alfonso Pecoraro Scanio</strong>. Un dato che rispecchia assunta dall&#8217;Italia a livello istituzionale, da vari anni e di recente con i provvedimenti che vietano la semina di mais ogm in Friuli Venenzia Giulia.</p>
<p><a href="http://www.adnkronos.com/sostenibilita/tendenze/2014/09/08/otto-italiani-contrari-agli-ogm-agricoltura_8anbTCSQyRLEfYIdaMEEfP.html" target="_blank"><strong>Leggi l&#8217;articolo</strong></a></p>
<p><a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/09/univerde.jpg"><img class="size-full wp-image-682 aligncenter" src="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/09/univerde.jpg" alt="univerde" width="459" height="211" /></a></p>
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		<title>Roberto Bassi in risposta a Valentino Mercati</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 09:57:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro Cavalier Mercati, in questo momento sono in Cina per un congresso ma trovo un po’ di tempo per rispondere alla sua lettera. Faccio una premessa che credo importante: ho cercato e cercherò ancora di prescindere dalla mia opinione personale sulla opportunità di usare OGM in agricoltura ma piuttosto di verificare insieme a Lei la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Caro Cavalier Mercati,</p>
<p style="text-align: justify;">in questo momento sono in Cina per un congresso ma trovo un po’ di tempo per rispondere alla sua lettera.</p>
<p style="text-align: justify;">Faccio una premessa che credo importante: ho cercato e cercherò ancora di prescindere dalla mia opinione personale sulla opportunità di usare OGM in agricoltura ma piuttosto di verificare insieme a Lei la fondatezza di talune affermazioni largamente utilizzate nel dibattito. Nel fare questo, mi limiterò all’aspetto scientifico della questione, l’unico in cui ho una qualche competenza. Invece, ho difficoltà a valutare le sue deduzioni basate su pronunciamenti di corti di giustizia in paesi diversi. Un giudice fa le sue deduzioni sulla base della legge vigente nel suo paese, non sui risultati scientifici disponibili nella letteratura specializzata. Infatti, corti di giustizia di paesi diversi hanno dato e continuano a dare pareri contrastanti. La legge, a sua volta, è il risultato di un processo politico in cui i partiti votano sulla base del parere di chi li vota, non dei risultati degli esperimenti. Per chiudere questa premessa le faccio notare che nonostante Lei citi sentenze di corti americane contro l’uso di OGM, questi ultimi continuano a essere largamente coltivati in tutto il paese a dimostrazione del fatto che le sentenze a favore sono state e continuano a essere di numero e livello largamente superiore a quelle contrarie. La scienza e la legge confluiscono solo nel lungo periodo, come le potrebbero raccontarle Giordano Bruno e Galileo Galilei, entrambi condannati per aver suggerito che la terra fosse una sfera.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando agli erbicidi, che sembrano essere il suo terreno di discussione preferito in questa occasione, la selezione di varietà di infestanti resistenti agli erbicidi richiede con tutta evidenza che la pianta esposta sopravviva fino a riprodursi, senza di chè i semi mutati non potrebbero esistere. Penso che concorderà sul fatto che un numero multiplo di trattamenti poco efficaci in pre-emergenza lascerà in vita più individui infestanti che non pochi trattamenti efficaci in post-emergenza. Ne consegue che la probabilità di avere resistenti è MOLTO maggiore con l’uso di piante non transgeniche rispetto alla alternativa OGM. Certo, non si può escludere che la resistenza emerga anche fra le erbe infestanti i campi OGM, ma è certo MOLTO meno probabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Già che ci sono continuo sull’argomento con qualche considerazione sulla Sua richiesta, fatta nella prima lettera diretta alla senatrice Cattaneo, di “<strong>poter liberamente coltivare le piante medicinali e simili</strong>” senza il “<strong>pericolo di inquinamento da polline proveniente da OGM</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono certo che si tratta di una svista dato che la barriera di specie è molto netta e che dunque impossibile fecondare una pianta medicinale con polline di mais o cotone transgenico. Non ci sono piante transgeniche commerciali per l’uso in erboristeria, che io sappia. Inoltre, molti transgeni vengono ormai introdotti nel genoma di un organello cellulare chiamato cloroplasto.</p>
<p style="text-align: justify;">Siccome il cloroplasto non viene trasmesso per via maschile ( il polline), è possibile che un campo OGM venga “inquinato” da uno non OGM, ma non il contrario. La ricerca ha preso in carico l’obiezione sulla diffusione del polline e trovata una soluzione. Fateci altre obiezioni sensate e dateci un po’ di tempo: continueremo a trovare soluzioni nuove per vecchi e nuovi problemi come hanno fatto i nostri precursori durante tutto il percorso della civilizzazione umana domesticando piante ed animali per le nostre necessità.</p>
<p style="text-align: left;">Guilin, 21 agosto 2014</p>
<p style="text-align: right;">Con i migliori saluti<br />
<strong>Roberto Bassi</strong><br />
<em>Dipartimento di Biotecnologie &#8211; Università di Verona</em></p>
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		<title>Valentino Mercati risponde a Roberto Bassi</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2014 11:13:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di seguito la risposta del Cav. Valentino Mercati al Prof. Roberto Bassi Gentilissimo Professor Bassi, Mi fa molto piacere che la proposta di aprire un dibattito scientifico sul tema degli OGM sia stata da Lei accolta e, pertanto, fin da adesso la invito a seguire i contributi che il mondo scientifico ed economico vorranno apportare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Di seguito la risposta del Cav. <strong>Valentino Mercati</strong> al <a href="http://www.liberidicoltivare.it/il-dibattito/la-risposta-di-roberto-bassi-alla-lettera-di-valentino-mercati/" target="_blank"><strong>Prof. Roberto Bassi</strong></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Gentilissimo <strong>Professor Bassi</strong>,</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fa molto piacere che la proposta di aprire un dibattito scientifico sul tema degli OGM sia stata da Lei accolta e, pertanto, fin da adesso la invito a seguire i contributi che il mondo scientifico ed economico vorranno apportare al sito www.liberidicoltivare.it. Ritengo, fin da ora, che anche questo intervento possa essere reso pubblico quale utile contributo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel merito della tesi da Lei sostenuta <em>“le piante OGM resistenti agli erbicidi riducono il loro uso in maniera significativa”</em>, Le invio le mie controdeduzioni e, essendo un tema da dibattere, spero nel contributo di altri interventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ricorso continuato all’erbicida verso il quale la pianta modificata è resistente (anche qualora fosse, come Lesi sostiene, ridotto nel caso di colture GM) determina la comparsa di piante infestanti resistenti a loro volta agli erbicidi. Sono stati già segnalati casi di colza super infestante, resistente agli erbicidi Roundup, Liberty e Pursuit (MacArthur, 2000).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ interessante, al riguardo, ricordare il caso dell’erba medica per la quale fu proposta una varietà GM in cui era stata introdotta la tolleranza all’erbicida Roundup. Dopo l’approvazione del 2005, la coltivazione fu interrotta (due anni dopo) negli Stati Uniti, dopo che la Corte di san Francisco aveva imposto l’esame del rischio connesso all’induzione della selezione di piante infestanti resistenti riconducibile dall’uso di quantità sempre crescenti di glifosato. Nella sentenza il giudice sancì che tale tipo di contaminazione rappresentava un danno ambientale irreparabile. Il giudice rilevò, inoltre, un’adempienza da parte dell’USDA (il Dipartimento dell’Agricoltura americano) per non aver preso in debita considerazione il rischio di contaminazione a carico delle colture convenzionali e biologiche. Come evidente, anche la presunta diminuzione del ricorso all’erbicida da lei ipotizzata,  si configura in realtà come un incremento  procrastinato nel tempo del ricorso a molecole erbicide capaci di contrastare infestanti sempre più tenaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista pratico, in realtà, la situazione è diversa. Non si può trascurare che, come ampiamente documentato dal Rapporto <em>“Impacts of Genetically Engineered Crops on Pesticide Use in the United States: The First Thirteen Years”</em> (pubblicato nel 2009 da Charles Benbrook), l’uso di piante GM ha come conseguenza l’aumento del ricorso agli erbicidi. Nello specifico, lo studio evidenzia come tra il 1996 e il 2008 nelle aree coltivate con soia e mais transgenici, l’uso di erbicidi sia incrementato in modo considerevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può trascurare, inoltre, che fenomeni di resistenza sono indotti anche sugli insetti: il ricorso a piante modificate per essere resistenti agli insetti ha determinato, infatti, la resistenza alla tossina Bt negli insetti target. Un evento, questo, già previsto dalle aziende produttrici che consigliano la predisposizione di “zone rifugio per gli insetti”, porzioni di terreno, cioè, da coltivare con varietà non transgeniche della stessa coltura al fine di creare delle fasce in cui gli insetti divenuti resistenti possano incrociarsi con altri ancora suscettibili al Bt e ritardare nel tempo lo stabilizzarsi di colonie di insetti resistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">A riprova di quanto affermo, Le evidenzio quanto riporta lo stesso sito della Monsanto: <em>“To help reduce the risk of insects developing resistance to B.t. technology, farmers are required to plant a separate structured refuge in their fields.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Gli spunti di riflessione sugli OGM sono numerosi e abbracciano tematiche ecologiche, economiche, etiche senza dimenticare l’aspetto legato alla salute umana. Tutti argomenti sui quali confido possa aprirsi un dibattito importante per il livello dei contenuti e rispettoso delle opinioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Vista la qualità del suo intervento, la invito a fornire contributi anche sulle cose che, secondo lei, hanno “<em>una spiegazione semplice ed immediata per chi abbia studiato professionalmente la biologia delle piante e degli ecosistemi”</em>.</p>
<p style="text-align: right;">Cordiali saluti,</p>
<p style="text-align: right;">Cav. Lav. <strong>Valentino Mercati</strong><br />
<em>Presidente Gruppo Aboca</em></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>La risposta di Roberto Bassi alla lettera di Valentino Mercati</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2014 11:07:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo di seguito la risposta di Roberto Bassi, Professore di Fisiologia Vegetale e firmatario dell&#8217;appello &#8220;Non perdiamo la sfida agli OGM&#8221;, alla lettera di Valentino Mercati Caro Sig. Mercati, grazie per avermi anticipato la lettera da Lei inviata al &#8220;Sole 24 ore&#8221;.  Non so ancora se verrà pubblicata ma la considero un documento molto importate [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo di seguito la risposta di <strong>Roberto Bassi</strong>, Professore di Fisiologia Vegetale e firmatario dell&#8217;appello &#8220;Non perdiamo la sfida agli OGM&#8221;, alla <a href="http://www.liberidicoltivare.it/appello/"><strong>lettera di Valentino Mercati</strong></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Caro Sig. Mercati,</p>
<p style="text-align: justify;">grazie per avermi anticipato la lettera da Lei inviata al &#8220;Sole 24 ore&#8221;.  Non so ancora se verrà pubblicata ma la considero un documento molto importate e la ringrazio per la sua partecipazione al dibattito cosa che permette di confrontarci e chiarire non solo le posizioni reciproche di chi è a favore o contrario alla coltivazione di OGM ma anche di chiarire alcuni dati di fatto senza di che diventa difficile parlarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se mi permette comincerò da alcuni di questi dati base.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei scrive: &#8220;<strong>Si consideri poi che molte delle affermazioni contenute nei due articoli citati a noi appaiono anche tecnicamente sbagliate</strong>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230; <strong>Si consideri ad esempio il passaggio per cui si sostiene che le coltivazioni OGM riducono l’uso di fitofarmaci, essa è del tutto priva di fondamento, basti pensare che il 90% del mais OGM in circolazione è stato modificato proprio per essere resistente a specifici erbicidi, il cui uso prolungato determina l’insorgere di pericolosissimi fenomeni di resistenza che creano dei super infestanti e inducono un aumento progressivo dell’utilizzo di fitofarmaci.</strong>&#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">Il meccanismo attraverso cui una pianta resistente ad un fitofarmaco  riduce l&#8217;uso di questa sostanza chimica  è molto chiaro:  prendiamo ad esempio gli erbicidi che vengono usati per controllare le infestanti.  Se usa, poniamo una pianta di mais non resistente al DIURON,  dovrà agire più volte in pre-emergenza per colpire le infestanti senza uccidere la coltura che vuole crescere.  In pre-emergenza il terreno è in gran parte spoglio solo una minima parte dell&#8217;erbicida andrà a segno mentre il resto coprirà il terreno e verrà dilavato nella falda o diffuso dal vento assieme alla polvere su cui sarà adeso.  L&#8217;efficacia sarà comunque bassa in quanto i semi infestanti potranno comunque crescere assime la sua coltura dopo che questa sarà germinata.  E&#8217; invece possibile trattare una coltura OGM in post-emergenza  con un numero (molto) minore di trattamenti quando la gran partre dei semi saranno germinati visto che la pianta resistente sarà immune. Inoltre il fitofarmaco sparso andrà sulle foglie piuttostio che sul terreno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quindi: I trattamenti chimici  costano cari e sono dannosi all&#8217;ambiente  e le piante resistenti  RIDUCONO il loro uso in maniera molto significativa. Meno erbicida sarà sparso minore sarà la probabilità di selezionari resistenti. </strong></p>
<p>potrei continuare con molte delle cose che Lei ritiene &#8220;palesemante assurde&#8221;  ma che hanno invece una spiegazione semplice e immediata per chi abbia studiato professionalmente la biologia delle piante e degli ecosistemi.  Noi siamo a disposizione per questi chiarimenti, in particolare per chi, come Lei, rappresenta una categoria di associati e ha quindi una particolare responsabilità quando parla in pubblico.  Nessuno di noi ricercatori è titolare di una multinazionale e non abbiamo vantaggi economici a soatere una posizione piuttosto che un&#8217;altra  tranne che per avere approfondito i fatti in questione.  Siamo a Sua disposizione.</p>
<p>con i migliori saluti</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Roberto Bassi<br />
</strong><em>Professore di Fisiologia Vegetale e firmatario della lettera</em></p>
<p style="text-align: right;">
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Lettera aperta di Valentino Mercati alla Prof.ssa Elena Cattaneo</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2014 10:03:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lettera aperta alla Prof.ssa Elena Cattaneo, senatrice a vita e agli altri scienziati che sul Sole 24 ore del 6 Luglio (&#8220;La caccia alle streghe manda al rogo gli OGM&#8220;) e del 13 luglio (&#8220;Non perdiamo la sfida agli OGM&#8220;) si sono espressi a favore della coltivazione in Italia di Piante geneticamente modificate. Il mio appello alla scienza è rivolto in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lettera aperta alla <strong>Prof.ssa Elena Cattaneo</strong>, senatrice a vita e agli altri scienziati che sul Sole 24 ore del <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/La-caccia-alle-streghe-manda-al-rogo-gli-ogm.pdf"><strong>6 Luglio</strong></a> (&#8220;<em>La caccia alle streghe manda al rogo gli OGM</em>&#8220;) e del <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Non-perdiamo-la-sfida-degli-OGM-Il-Sole24-Ore_domenica-13-luglio.pdf"><strong>13 luglio</strong></a> (&#8220;<em>Non perdiamo la sfida agli OGM</em>&#8220;) si sono espressi a favore della coltivazione in Italia di Piante geneticamente modificate.</p>
<blockquote><p>Il mio appello alla scienza <strong>è rivolto in modo specifico a chi sa o dovrebbe sapere non solo come si fa a modificare il genoma di piante o altri esseri viventi</strong>, ma anche quali effetti economici ed evolutivi a breve, medio e lungo termine ci si può attendere dall’introduzione nell’ambiente e nel mercato di prodotti OGM.</p>
<p>Sulle informazioni non veritiere apparse sui due articoli in oggetto torneremo per focalizzarne alcuni punti fondamentali, ma in primo luogo colpisce l’affermazione dalla <strong>Senatrice Cattaneo</strong> che reclama , in nome della scienza, il diritto  di sperimentare e produrre <strong>immettendo OGM</strong> <strong>nell’ambiente</strong>, poiché a suo dire, non vi sono prove di possibili effetti negativi sulla salute dell’uomo e quindi impedirne l’utilizzo significa comprimere arbitrariamente la libertà d’impresa.</p>
<p>Gli OGM diventano quindi una battaglia per la libertà.</p>
<p>E questo è proprio il nostro punto di partenza.</p>
<p>Noi coltiviamo in regime di <strong>agricoltura biologica</strong> su circa 1.000 ettari  piante medicinali che poi trasformiamo in sostanze utili per la salute dell’uomo. Già <strong>oggi non sappiamo come difenderci dalla contaminazione di materiale geneticamente modificato</strong> derivato dalla deiezioni di animali allevati con mangimi OGM e un domani, qualora venisse ammessa la libertà di coltivare OGM, non sapremmo come difenderci dal <strong>rischio di contaminazione da pollini di piante geneticamente modificate</strong>, pollini che possono spostarsi per decine di km.</p>
<p>Allora la domanda che poniamo agli scienziati è questa:</p>
<ul>
<li><strong>una volta ammesse coltivazioni OGM come potremmo difendere le nostre coltivazioni e garantire l’assenza di contaminazioni?</strong></li>
<li><strong>Chi e come dovrebbe farsi carico di questo?</strong></li>
<li><strong>Con quali mezzi si può oggi garantire scientificamente la coesistenza?</strong></li>
</ul>
<p>Già oggi queste problematiche appaiono irrisolte nel rapporto tra<strong> agricoltura biologica</strong> e <strong>agricoltura convenzionale</strong> e sono tali da  creare palesi distorsioni di mercato.</p>
<p>Si pensi che chi vuole fare agricoltura biologica si trova nella condizione di dover sostenere <strong>costi di certificazione</strong> (per certificare che NON utilizza sostanze chimiche tossiche) e <strong>costi per difendersi dall’inquinamento dalle sostanze chimiche</strong> usate nei campi vicini (si pensi all’assurdo per cui è il coltivatore BIO a dover destinare intere porzioni di terrà per difendersi dalla contaminazione da pestidici e altri fitofarmaci usati nelle coltivazioni confinanti).</p>
<p>Tutti questi oneri, che comportano un aumento dei costi dei prodotti BIO, in realtà dovrebbero ricadere sulle spalle di chi <strong>immette le sostanze tossiche</strong> e  <strong>pericolose nell’ambiente</strong>. Si tratterebbe della elementare applicazione del principio <strong>chi inquina paga</strong>, la cui disapplicazione però altera irrimmediabilmente  la concorrenza poiché questi costi sociali ed ambientali non vengono riflessi nel prezzo dei prodotti convenzionali che pertanto appaiono più competitivi di quelli biologici.</p>
<p>Tutto questo oggi è oggetto, ad esempio,  di un interessante dibattito in <strong>Trentino</strong>, dove il <strong>Comune di Vallarsa</strong> per la prima volta ha affermato questo principio in agricoltura, <strong>invertendo l’onere della prova e aprendo nuove grandi prospettive per coniugare sostenibilità ambientale, reddittività delle produzioni agricole</strong> <strong>e valorizzazione del territorio</strong> (Nella sezione &#8220;<strong>Download</strong>&#8221; potete trovare i documenti relativi).</p>
<p>D’altra parte <strong>la competitività dei prodotti ottenuti con pratiche agricole convenzionali</strong> o degli allevamenti che utilizzano alimenti OGM si basa anche su <strong>una totale mancanza di trasparenza</strong>. E ciò appare evidente dalle stesse parole della Senatrice quando reclama la necessità di coltivare OGM perché tanto già li importiamo per alimentare i nostri animali e quindi, pur senza saperlo, siamo già tutti contaminati, per cui, questa è la sua riflessione,  perché non prenderne atto e iniziare a coltivarli direttamente. Ora ancora una volta si rovescia il quadro.</p>
<p><strong>A noi pare che la prima cosa sarebbe rendere trasparenti le etichette e comunicare ai consumatori</strong> che la maggior parte della carne, del latte, dei formaggi che mangiamo sono ottenuti con alimenti OGM, sarà a questo punto il mercato ed i consumatori a scegliere tra questi cibi e quelli invece ottenuti con allevamenti biologici OGM free.</p>
<p>Per noi nei mercati internazionali <strong>è fondamentale poter certificare l’assenza di sostanze OGM</strong> ovvero di inquinanti chimici, e ciò perché<strong> sempre più consumatori nel mondo ricercano questi valori</strong>.</p>
<p><strong>Perché allora tutelare la libertà di chi immette sostanze pericolose nell’ambiente</strong> (riconosciute come tali o potenzialmente tali, siano esse sostanze OGM o sostanze chimiche inquinanti) <strong>e non la libertà di chi non vuole farlo?</strong></p>
<p>Responsabilità degli operatori nel controllo delle esternalità in agricoltura e trasparenza verso il consumatore, questi sono a nostro avviso i veri cardini di una reale battaglia per la libertà.</p>
<p>Si consideri poi che molte delle affermazioni contenute nei due articoli citati a noi appaiono anche<strong> tecnicamente sbagliate</strong> o <strong>comunque fuorvianti</strong>. Si consideri ad esempio il passaggio per cui <strong>si sostiene che le coltivazioni OGM riducono l’uso di fitofarmaci, essa è del tutto priva di fondamento</strong>, basti pensare che il 90% del mais OGM in circolazione è stato modificato proprio per essere resistente a specifici erbicidi, il cui uso prolungato determina l’insorgere di pericolosissimi fenomeni di resistenza che creano dei super infestanti e inducono un aumento progressivo dell’utilizzo di fitofarmaci.</p>
<p><strong>Altra affermazione palesemente assurda è che gli OGM favoriscono la biodiversità</strong>, quando in realtà essi nascono per realizzare enormi <strong>coltivazioni di monoculture</strong> e questa è la realtà in tutto il mondo.</p>
<p>Dire che il mais BT favorisce la biodiversità poiché riduce l’uso dei pesticidi non è corretto poiché oggi è dimostrato che queste coltivazioni (che rappresentano peraltro solo il 10% del totale del mais OGM) <strong>determinano l’insorgere di insetti resistenti</strong> e i pollini che contengono la tossina si possono depositare su piante diverse uccidendo altre specie di insetti in modo del tutto incontrollabile.</p>
<p><strong>Gli OGM pertanto non risolvono i problemi creati dall’agricoltura convenzionale, ma anzi li esasperano.</strong></p>
<p>La documentazione a supporto di quanto da noi sostenuto è già disponibile on-line sul sito <a href="http://www.liberidicoltivare.it/">www.liberidicoltivare.it</a>,  che abbiamo deciso di aprire proprio per alimentare il dibattito e dove abbiamo anche previsto un’area forum per invitare gli scienziati destinatari di questa nostra lettera e chiunque sia interessato a commentare e inserire i documenti a supporto delle tesi sostenute. Per un dibattito aperto ma basato su fatti e documenti.</p>
<p>Resta un ultimo ma fondamentale tema. <strong>Il nostro paese ha bisogno di OGM?</strong>  <strong>É’ questa la soluzione ai problemi dell’Italia?</strong></p>
<p>Sul tema appare illuminante <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Martina-Sole-24ore.pdf" target="_blank"><strong>la risposta già data dal ministro Martina sul Sole 24 Ore del 14 Luglio</strong></a> e come operatori economici del settore non possiamo non tornare sul fatto  che in tutto il mondo vi è un crescente mercato per i prodotti alimentari di qualità, certificati per l’assenza di sostanze chimiche artificiali e per essere OGM Free.</p>
<p>L’Italia si gioca in questo ambito una partita fondamentale e la domanda è:</p>
<ul>
<li><strong>vogliamo competere con Stati Uniti e Argentina per produrre soia OGM a costo più basso  per alimentare bovini o vogliamo valorizzare le eccellenze del territorio italiano?</strong></li>
</ul>
<p>Se la forza del sistema produttivo italiano risiede nella specificità e tipicità dei prodotti, questa caratteristica appare chiaramente in contrasto con gli OGM che sono l’espressione dell’<strong>omologazione produttiva</strong> e dello <strong>sfruttamento economico</strong> della grande privativa industriale.</p>
<p>Vi è oggi una grande prospettiva per l’Italia: <strong>coniugare produzione alimentare di qualità con la salubrità dell’ambiente</strong> e la sostenibilità delle pratiche agricole, elementi fondamentali per la valorizzazione del territorio, lo sviluppo del turismo e il posizionamento a livello globale del <strong>brand ITALIA</strong>.</p>
<p><strong>L’introduzione degli OGM ci priverebbe di questo vantaggio competitivo non apportando alcun altro vantaggio economico.</strong></p>
<p>D’altra parte l’introduzione di sostanze OGM sarebbe sostanzialmente irreversibile e l’impatto sulla salute e sull’ambiente dovrebbe comunque essere valutato in una prospettiva temporale di medio/lungo periodo, certamente trans-generazionale. E allora l’ordinamento prevede in questi casi l’applicazione del “<strong>principio di precauzione</strong>”.</p>
<p>Anche negli anni ’60 e ’70 si ritenne di ammettere<strong> in nome della libertà e della mancanza di prove</strong> di effetti nocivi l’utilizzo di <strong>sostanze chimiche artificiali in agricoltura</strong> (pesticidi e altri fitofarmaci).</p>
<p><strong>Molte di queste sostanze sono oggi riconosciute</strong> (dopo anni di utilizzo) <strong>come tossiche</strong> e sono alla base di <strong>molte malattie</strong>, tanto da essere oggetto di un apposito regolamento  europeo (<strong>il <a title="Reach - Quadro normativo di gestione delle sostanze chimiche (REACH), Agenzia europea delle sostanze chimiche" href="http://europa.eu/legislation_summaries/internal_market/single_market_for_goods/chemical_products/l21282_it.htm" target="_blank">Reach</a></strong>) che si preoccupa, con notevoli difficoltà, di come eliminarle dall’ambiente e dai nostri stessi organismi.</p>
<p>Se pertanto vi sono rischi, anche solo potenziali, e non vi sono ragioni economiche tali da indurci ad ammettere gli OGM,<strong> perché farlo?</strong></p>
<p>Per contributi e opinioni sul tema ci auguriamo che il dibattito possa continuare sul sito web: <strong><a href="http://www.liberidicoltivare.it/">www.liberidicoltivare.it</a></strong></p></blockquote>
<p><strong>Cav. Valentino Mercati</strong><br />
<em>Presidente Aboca</em></p>
<p>RIFERIMENTI:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/La-caccia-alle-streghe-manda-al-rogo-gli-ogm.pdf" target="_blank"><strong>LA CACCIA ALLE STREGHE MANDA AL ROGO GLI OGM</strong></a></li>
<li><a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Non-perdiamo-la-sfida-degli-OGM-Il-Sole24-Ore_domenica-13-luglio.pdf" target="_blank"><strong>NON PERDIAMO LA SFIDA AGLI OGM</strong></a></li>
</ul>
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