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	<title>Liberi di coltivare &#187; Schio</title>
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	<description>L&#039;innovazione sostenibile in agricoltura</description>
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		<title>ISDE Italia: Lettera aperta sul Fertility Day</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2016 08:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[liberidicoltivare]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnaliamo l’interessante posizione di ISDE espressa nella lettera aperta al Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin in merito alla 1° Giornata Nazionale sul Fertility Day, soprattutto per quanto concerne le problematiche di origine ambientali legate all’infertilità. Condividiamo questo approccio auspicando una maggiore attenzione sugli studi scientifici che trattano questi aspetti. ISDE Italia &#8211; Associazione Medici [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="rtejustify">Segnaliamo l’interessante posizione di ISDE espressa nella lettera aperta al Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin in merito alla 1° Giornata Nazionale sul Fertility Day, soprattutto per quanto concerne le problematiche di origine ambientali legate all’infertilità.</p>
<p>Condividiamo questo approccio auspicando una maggiore attenzione sugli studi scientifici che trattano questi aspetti.</p>
<p class="rtejustify"><img class=" alignright" src="http://www.aboca.com/sites/www.aboca.com/files/styles/thumbnail/public/images/news/isde_colori_120.png?itok=8Y4E0_mN" alt="" /></p>
<blockquote><p><strong>ISDE Italia &#8211; Associazione Medici per l&#8217;Ambiente<br />
Lettera aperta sul Fertility Day</strong><br />
<em>In merito alla 1° Giornata Nazionale sul Fertility Day che verrà celebrata il 22 settembre p.v., come Associazione Nazionale dei Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) abbiamo letto con attenzione il razionale della giornata ed in particolare il programma in cui si affronteranno alcuni temi cruciali quali la possibilità di guarire dalla sterilità, il ruolo della Medicina Pubblica, la possibilità di preservare la fertilità anche in caso di malattie tumorali e del ruolo dell’età nella possibilità di concepire.<br />
Ci sembra però di notare che sia del tutto carente una sessione sulle cause dell’infertilità, problema che affligge ormai il 15% delle coppie e, più in generale, sull’ eziopatogenesi dei disturbi della sfera riproduttiva, oggi seriamente compromessa, anche per abortività spontanea, prematurità, nati sotto peso, esiti infausti della gravidanza, malformazioni, endometriosi etc.<br />
A questo proposito ci permettiamo di segnalare che esiste ormai una corposa letteratura scientifica che correla tali problematiche con esposizioni di origine ambientale e, a nostro avviso, una giornata così importante come quella del 22 settembre dovrebbe mettere in luce ed informare anche su questi aspetti.<br />
Ad esempio l’esposizione a pesticidi (in particolare di tipo professionale) può alterare gravemente la funzione gonadica maschile con peggioramento della qualità del seme per riduzione della densità, motilità, numero degli spermatozoi, aumento delle anomalie al DNA e alterazioni della loro morfologia, ma anche per inibizione della spermatogenesi per riduzione del volume e peso di testicoli, epididimo, vescicole seminali e prostata (1).<br />
Così pure per l’endometriosi &#8211; patologia complessa diventata ormai una vera piaga sociale e causa di sterilità femminile &#8211; i fattori ambientali rappresentano un importante fattore di rischio. Studi caso-controllo hanno dimostrato che per le donne con più elevati livelli nel sangue di β-esaclorocicloesano (HCH), mirex, clordano, fungicidi, esaclorobenzene il rischio di endometriosi è nettamente più alto (2,3).<br />
Più in generale ricordiamo che tutte le sostanze che agiscono come interferenti endocrini (ed ormai presenti nei nostri ambienti di vita) quali ftalati, ritardanti di fiamma, parabeni, bisfenolo A, diossine, PCB etc. sono tutte in grado di alterare i complessi equilibri ormonali alla base delle funzioni riproduttive ed è stato valutato che i soli costi economici per danni alla salute riproduttiva femminile da interferenti endocrini ammontino ogni anno ad 1 miliardo e ½ di euro (4).<br />
Per non parlare di gravissimi casi di inquinamento da sostanze che interferiscono con le funzioni ormonali quale quello da perfluoroctani (PFOA, PFAS) presente in Veneto ed oggetto di specifiche ricerche da parte dell’ISS.<br />
Vorremmo infine ricordare come per la cattiva qualità dell’aria, non si registrino solo problemi ischemici, circolatori, respiratori, tumorali e danni al cervello in via di sviluppo, ma anche deleteri effetti sulla salute riproduttiva. Ad esempio una meta-analisi del 2012 ha valutato che per ogni incremento di 10 μg/m3 di PM2.5 vi era un aumento del 15% del rischio di nascite pretermine ed un aumento del 9% del rischio di basso peso alla nascita (5), con costi assistenziali e sociali assolutamente non trascurabili (6).<br />
Ma anche l’abortività spontanea è correlata all’inquinamento atmosferico: uno studio condotto nel Sud Italia ha dimostrato un incremento di abortività spontanea del 19,7% e del 33,6% per ogni incremento di 10 μg/m3 rispettivamente di PM10 e di ozono, anche se tali concentrazioni rientravano nei limiti di legge (7).<br />
In conclusione ribadiamo la nostra profonda convinzione che infertilità e disordini della vita riproduttiva siano fra le funzioni più fragili, delicate ed importanti della salute umana, anche per le ripercussioni che comportano sugli aspetti più intimi della persona quali quelli della vita relazionale, della vita affettiva e della sessualità, ma sono anche fra quelle che maggiormente risentono degli effetti negativi dell’inquinamento.<br />
ISDE crede fermamente che la salute umana sia intimamente connessa con la salubrità dell’ambiente di vita e di lavoro ed auspica che il 22 settembre 2016 non si perda un’ottima occasione per divulgare informazioni ai cittadini anche su questi versanti.<br />
Essere consapevoli dei rischi ambientali connessi all’infertilità e ai disturbi della vita riproduttiva non può che favorire comportamenti più responsabili da parte dei cittadini e &#8211; ci auguriamo &#8211; provvedimenti più consoni a tutelare anche queste funzioni della salute umana, sia da parte del Legislatore che e delle Istituzioni preposte a tutelare la salute pubblica.<br />
La ringraziamo per l’attenzione e fiduciosi in un positivo riscontro voglia gradire i nostri saluti.</em></p>
<p><em>Dr. Roberto Romizi<br />
Presidente ISDE Italia<br />
Dr.ssa Patrizia Gentilini<br />
Membro Giunta Esecutiva e Comitato Scientifico</em></p>
<p><em>Riferimenti bibliografici<br />
1. Mehrpour O, Karrari P, Zamani N, Tsatsakis AM, Abdollahi M Occupational exposure to pesticides and consequences on male semen and fertility: A review Toxicol Lett. Oct 15;230(2):146-56. 2014<br />
2. Cooney MA, Buck Louis GM, Hediger ML, Vexler A, Kostyniak P J Organochlorine pesticides and endometriosis Reprod Toxicol Nov;30(3):365-9 2010<br />
3. Upson K, De Roos AJ, Thompson ML, Sathyanarayana S, Scholes D, Barr DB, Holt VL. Organochlorine pesticides and risk of endometriosis: findings from a population-based case-control study Environ Health Perspect. Nov-Dec;121(11-12):1319-24. 2013.<br />
4. Hunt PA, Sathyanarayana S, Fowler PA, Trasande L Female Reproductive Disorders, Diseases, and Costs of Exposure to Endocrine Disrupting Chemicals in the European Union. L J Clin Endocrinol Metab. Apr;101(4):1562-70 2016.<br />
5. Sapkota A, Chelikowsky AP, Nachman KE, Cohen AJ Exposure to particulate matter and adverse birth outcomes: a comprehensive review and meta-analysis. Air Quality, Atmosphere &amp; Health December 2012, Volume 5, Issue 4, pp 369-381 2012<br />
6. Cavallo MC, Gugiatti A, Fattore G, Gerzeli S, Barbieri D, Zanini R. Cost of care and social consequences of very low birth weight infants without premature- related morbidities in Italy. Ital J Pediatr. Aug 19;41:59. 2015<br />
7. Di Ciaula A, Bilancia M Relationships between mild PM10 and ozone urban air levels and spontaneous abortion: clues for primary prevention. Int J Environ Health Res. ;25(6):640-55 2015.</em></p></blockquote>
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		<title>Biologico: i cibi bio riducono esposizione ai pesticidi, nuovo studio</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2015 12:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[liberidicoltivare]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il consumo di prodotti alimentari biologici riduce in modo significativo l&#8217;esposizione ai pesticidi. Un nuovo studio ha messo in relazione i livelli di pesticidi rilevati nell&#8217;urina alla tipologia di dieta. I risultati rafforzano l&#8217;idea che gli alimenti bio siano benefici per la salute nel ridurre il rischio di accumulo di pesticidi nell&#8217;organismo. Gli organofosfati sono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Il consumo di prodotti alimentari biologici riduce in modo significativo l&#8217;esposizione ai pesticidi.</h3>
<p>Un nuovo studio ha messo in relazione i livelli di pesticidi rilevati nell&#8217;urina alla tipologia di dieta.</p>
<p>I risultati rafforzano l&#8217;idea che <strong>gli alimenti bio siano benefici per la salute nel ridurre il rischio di accumulo di pesticidi nell&#8217;organismo</strong>.</p>
<p><img class=" size-full wp-image-855 alignleft" src="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2015/02/pesticidi.jpg" alt="pesticidi" width="500" height="333" />Gli <strong>organofosfati</strong> sono tra i più comuni pesticidi tossici utilizzati oggi nell&#8217;agricoltura convenzionale. L&#8217;US Environmental Protection Agency li ha classificati come altamente o moderatamente tossici. Già a bassi livelli sono sospettati di minacciare il sistema nervoso.</p>
<p>Mentre una ricerca precedente aveva dedotto questa conclusione basandosi soltanto sui bio-marker urinari, un nuovo studio ha preso in considerazione l&#8217;alimentazione delle persone coinvolte.</p>
<p>Gli esperti hanno spiegato che il grado di esposizione ai pesticidi dipende in gran parte dalle scelte personali su quali cibi assumere e sulla scelta di prodotti biologici.</p>
<p>Hanno raccolto i dati di 4466 volontari che stavano già partecipando al Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis, una ricerca medica che coinvolge uomini e donne appartenenti a sei comunità negli Usa. I ricercatori hanno notato che la maggior esposizione ai pesticidi portava ad un più alto livello di residui di organofosfati nelle urine.</p>
<p>Nei partecipanti che preferivano i prodotti biologici e che cercavano dunque di acquistarli e consumarli almeno occasionalmente, i livelli di pesticidi nelle urine si sono rivelati decisamente più bassi.</p>
<p>Nei soggetti che sceglievano il biologico sempre o molto spesso, con particolare riferimento a frutta e verdura, i livelli di pesticidi nelle urine risultavano inferiori del 65% rispetto a chi consumava abitualmente cibo convenzionale.</p>
<p>Un <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1367841/pdf/ehp0114-000260.pdf" target="_blank"><strong>altro studio</strong></a> già aveva  associato in modo scientifico i livelli di pesticidi nelle urine alla tipologia di dieta seguita dai bambini, con analoghi risultati (&#8220;Organic Diets Significantly Lower Children’s Dietary Exposure to Organophosphorus Pesticides&#8221;).</p>
<p>Gli organofosfati sono i pesticidi più comunemente utilizzati sulla frutta e sulla verdura coltivata in modo convenzionale.<br />
Lo studio si limita alla rilevazione di tali sostanze, ma offre comunque conclusioni significativi sui benefici per la salute degli alimenti bio.</p>
<p>Lo studio è stato pubblicato su Environmental Health Perspectives con il titolo di &#8220;Estimating Pesticide Exposure from Dietary Intake and Organic Food Choices: The Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis (MESA)&#8221; e si può scarica qui: <a href="http://ehp.niehs.nih.gov/1408197/">http://ehp.niehs.nih.gov/1408197/</a></p>
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		<title>Valentino Mercati risponde a Roberto Bassi</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2014 11:13:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di seguito la risposta del Cav. Valentino Mercati al Prof. Roberto Bassi Gentilissimo Professor Bassi, Mi fa molto piacere che la proposta di aprire un dibattito scientifico sul tema degli OGM sia stata da Lei accolta e, pertanto, fin da adesso la invito a seguire i contributi che il mondo scientifico ed economico vorranno apportare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Di seguito la risposta del Cav. <strong>Valentino Mercati</strong> al <a href="http://www.liberidicoltivare.it/il-dibattito/la-risposta-di-roberto-bassi-alla-lettera-di-valentino-mercati/" target="_blank"><strong>Prof. Roberto Bassi</strong></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Gentilissimo <strong>Professor Bassi</strong>,</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fa molto piacere che la proposta di aprire un dibattito scientifico sul tema degli OGM sia stata da Lei accolta e, pertanto, fin da adesso la invito a seguire i contributi che il mondo scientifico ed economico vorranno apportare al sito www.liberidicoltivare.it. Ritengo, fin da ora, che anche questo intervento possa essere reso pubblico quale utile contributo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel merito della tesi da Lei sostenuta <em>“le piante OGM resistenti agli erbicidi riducono il loro uso in maniera significativa”</em>, Le invio le mie controdeduzioni e, essendo un tema da dibattere, spero nel contributo di altri interventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ricorso continuato all’erbicida verso il quale la pianta modificata è resistente (anche qualora fosse, come Lesi sostiene, ridotto nel caso di colture GM) determina la comparsa di piante infestanti resistenti a loro volta agli erbicidi. Sono stati già segnalati casi di colza super infestante, resistente agli erbicidi Roundup, Liberty e Pursuit (MacArthur, 2000).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ interessante, al riguardo, ricordare il caso dell’erba medica per la quale fu proposta una varietà GM in cui era stata introdotta la tolleranza all’erbicida Roundup. Dopo l’approvazione del 2005, la coltivazione fu interrotta (due anni dopo) negli Stati Uniti, dopo che la Corte di san Francisco aveva imposto l’esame del rischio connesso all’induzione della selezione di piante infestanti resistenti riconducibile dall’uso di quantità sempre crescenti di glifosato. Nella sentenza il giudice sancì che tale tipo di contaminazione rappresentava un danno ambientale irreparabile. Il giudice rilevò, inoltre, un’adempienza da parte dell’USDA (il Dipartimento dell’Agricoltura americano) per non aver preso in debita considerazione il rischio di contaminazione a carico delle colture convenzionali e biologiche. Come evidente, anche la presunta diminuzione del ricorso all’erbicida da lei ipotizzata,  si configura in realtà come un incremento  procrastinato nel tempo del ricorso a molecole erbicide capaci di contrastare infestanti sempre più tenaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista pratico, in realtà, la situazione è diversa. Non si può trascurare che, come ampiamente documentato dal Rapporto <em>“Impacts of Genetically Engineered Crops on Pesticide Use in the United States: The First Thirteen Years”</em> (pubblicato nel 2009 da Charles Benbrook), l’uso di piante GM ha come conseguenza l’aumento del ricorso agli erbicidi. Nello specifico, lo studio evidenzia come tra il 1996 e il 2008 nelle aree coltivate con soia e mais transgenici, l’uso di erbicidi sia incrementato in modo considerevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può trascurare, inoltre, che fenomeni di resistenza sono indotti anche sugli insetti: il ricorso a piante modificate per essere resistenti agli insetti ha determinato, infatti, la resistenza alla tossina Bt negli insetti target. Un evento, questo, già previsto dalle aziende produttrici che consigliano la predisposizione di “zone rifugio per gli insetti”, porzioni di terreno, cioè, da coltivare con varietà non transgeniche della stessa coltura al fine di creare delle fasce in cui gli insetti divenuti resistenti possano incrociarsi con altri ancora suscettibili al Bt e ritardare nel tempo lo stabilizzarsi di colonie di insetti resistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">A riprova di quanto affermo, Le evidenzio quanto riporta lo stesso sito della Monsanto: <em>“To help reduce the risk of insects developing resistance to B.t. technology, farmers are required to plant a separate structured refuge in their fields.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Gli spunti di riflessione sugli OGM sono numerosi e abbracciano tematiche ecologiche, economiche, etiche senza dimenticare l’aspetto legato alla salute umana. Tutti argomenti sui quali confido possa aprirsi un dibattito importante per il livello dei contenuti e rispettoso delle opinioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Vista la qualità del suo intervento, la invito a fornire contributi anche sulle cose che, secondo lei, hanno “<em>una spiegazione semplice ed immediata per chi abbia studiato professionalmente la biologia delle piante e degli ecosistemi”</em>.</p>
<p style="text-align: right;">Cordiali saluti,</p>
<p style="text-align: right;">Cav. Lav. <strong>Valentino Mercati</strong><br />
<em>Presidente Gruppo Aboca</em></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Lettera aperta di Valentino Mercati alla Prof.ssa Elena Cattaneo</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2014 10:03:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lettera aperta alla Prof.ssa Elena Cattaneo, senatrice a vita e agli altri scienziati che sul Sole 24 ore del 6 Luglio (&#8220;La caccia alle streghe manda al rogo gli OGM&#8220;) e del 13 luglio (&#8220;Non perdiamo la sfida agli OGM&#8220;) si sono espressi a favore della coltivazione in Italia di Piante geneticamente modificate. Il mio appello alla scienza è rivolto in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lettera aperta alla <strong>Prof.ssa Elena Cattaneo</strong>, senatrice a vita e agli altri scienziati che sul Sole 24 ore del <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/La-caccia-alle-streghe-manda-al-rogo-gli-ogm.pdf"><strong>6 Luglio</strong></a> (&#8220;<em>La caccia alle streghe manda al rogo gli OGM</em>&#8220;) e del <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Non-perdiamo-la-sfida-degli-OGM-Il-Sole24-Ore_domenica-13-luglio.pdf"><strong>13 luglio</strong></a> (&#8220;<em>Non perdiamo la sfida agli OGM</em>&#8220;) si sono espressi a favore della coltivazione in Italia di Piante geneticamente modificate.</p>
<blockquote><p>Il mio appello alla scienza <strong>è rivolto in modo specifico a chi sa o dovrebbe sapere non solo come si fa a modificare il genoma di piante o altri esseri viventi</strong>, ma anche quali effetti economici ed evolutivi a breve, medio e lungo termine ci si può attendere dall’introduzione nell’ambiente e nel mercato di prodotti OGM.</p>
<p>Sulle informazioni non veritiere apparse sui due articoli in oggetto torneremo per focalizzarne alcuni punti fondamentali, ma in primo luogo colpisce l’affermazione dalla <strong>Senatrice Cattaneo</strong> che reclama , in nome della scienza, il diritto  di sperimentare e produrre <strong>immettendo OGM</strong> <strong>nell’ambiente</strong>, poiché a suo dire, non vi sono prove di possibili effetti negativi sulla salute dell’uomo e quindi impedirne l’utilizzo significa comprimere arbitrariamente la libertà d’impresa.</p>
<p>Gli OGM diventano quindi una battaglia per la libertà.</p>
<p>E questo è proprio il nostro punto di partenza.</p>
<p>Noi coltiviamo in regime di <strong>agricoltura biologica</strong> su circa 1.000 ettari  piante medicinali che poi trasformiamo in sostanze utili per la salute dell’uomo. Già <strong>oggi non sappiamo come difenderci dalla contaminazione di materiale geneticamente modificato</strong> derivato dalla deiezioni di animali allevati con mangimi OGM e un domani, qualora venisse ammessa la libertà di coltivare OGM, non sapremmo come difenderci dal <strong>rischio di contaminazione da pollini di piante geneticamente modificate</strong>, pollini che possono spostarsi per decine di km.</p>
<p>Allora la domanda che poniamo agli scienziati è questa:</p>
<ul>
<li><strong>una volta ammesse coltivazioni OGM come potremmo difendere le nostre coltivazioni e garantire l’assenza di contaminazioni?</strong></li>
<li><strong>Chi e come dovrebbe farsi carico di questo?</strong></li>
<li><strong>Con quali mezzi si può oggi garantire scientificamente la coesistenza?</strong></li>
</ul>
<p>Già oggi queste problematiche appaiono irrisolte nel rapporto tra<strong> agricoltura biologica</strong> e <strong>agricoltura convenzionale</strong> e sono tali da  creare palesi distorsioni di mercato.</p>
<p>Si pensi che chi vuole fare agricoltura biologica si trova nella condizione di dover sostenere <strong>costi di certificazione</strong> (per certificare che NON utilizza sostanze chimiche tossiche) e <strong>costi per difendersi dall’inquinamento dalle sostanze chimiche</strong> usate nei campi vicini (si pensi all’assurdo per cui è il coltivatore BIO a dover destinare intere porzioni di terrà per difendersi dalla contaminazione da pestidici e altri fitofarmaci usati nelle coltivazioni confinanti).</p>
<p>Tutti questi oneri, che comportano un aumento dei costi dei prodotti BIO, in realtà dovrebbero ricadere sulle spalle di chi <strong>immette le sostanze tossiche</strong> e  <strong>pericolose nell’ambiente</strong>. Si tratterebbe della elementare applicazione del principio <strong>chi inquina paga</strong>, la cui disapplicazione però altera irrimmediabilmente  la concorrenza poiché questi costi sociali ed ambientali non vengono riflessi nel prezzo dei prodotti convenzionali che pertanto appaiono più competitivi di quelli biologici.</p>
<p>Tutto questo oggi è oggetto, ad esempio,  di un interessante dibattito in <strong>Trentino</strong>, dove il <strong>Comune di Vallarsa</strong> per la prima volta ha affermato questo principio in agricoltura, <strong>invertendo l’onere della prova e aprendo nuove grandi prospettive per coniugare sostenibilità ambientale, reddittività delle produzioni agricole</strong> <strong>e valorizzazione del territorio</strong> (Nella sezione &#8220;<strong>Download</strong>&#8221; potete trovare i documenti relativi).</p>
<p>D’altra parte <strong>la competitività dei prodotti ottenuti con pratiche agricole convenzionali</strong> o degli allevamenti che utilizzano alimenti OGM si basa anche su <strong>una totale mancanza di trasparenza</strong>. E ciò appare evidente dalle stesse parole della Senatrice quando reclama la necessità di coltivare OGM perché tanto già li importiamo per alimentare i nostri animali e quindi, pur senza saperlo, siamo già tutti contaminati, per cui, questa è la sua riflessione,  perché non prenderne atto e iniziare a coltivarli direttamente. Ora ancora una volta si rovescia il quadro.</p>
<p><strong>A noi pare che la prima cosa sarebbe rendere trasparenti le etichette e comunicare ai consumatori</strong> che la maggior parte della carne, del latte, dei formaggi che mangiamo sono ottenuti con alimenti OGM, sarà a questo punto il mercato ed i consumatori a scegliere tra questi cibi e quelli invece ottenuti con allevamenti biologici OGM free.</p>
<p>Per noi nei mercati internazionali <strong>è fondamentale poter certificare l’assenza di sostanze OGM</strong> ovvero di inquinanti chimici, e ciò perché<strong> sempre più consumatori nel mondo ricercano questi valori</strong>.</p>
<p><strong>Perché allora tutelare la libertà di chi immette sostanze pericolose nell’ambiente</strong> (riconosciute come tali o potenzialmente tali, siano esse sostanze OGM o sostanze chimiche inquinanti) <strong>e non la libertà di chi non vuole farlo?</strong></p>
<p>Responsabilità degli operatori nel controllo delle esternalità in agricoltura e trasparenza verso il consumatore, questi sono a nostro avviso i veri cardini di una reale battaglia per la libertà.</p>
<p>Si consideri poi che molte delle affermazioni contenute nei due articoli citati a noi appaiono anche<strong> tecnicamente sbagliate</strong> o <strong>comunque fuorvianti</strong>. Si consideri ad esempio il passaggio per cui <strong>si sostiene che le coltivazioni OGM riducono l’uso di fitofarmaci, essa è del tutto priva di fondamento</strong>, basti pensare che il 90% del mais OGM in circolazione è stato modificato proprio per essere resistente a specifici erbicidi, il cui uso prolungato determina l’insorgere di pericolosissimi fenomeni di resistenza che creano dei super infestanti e inducono un aumento progressivo dell’utilizzo di fitofarmaci.</p>
<p><strong>Altra affermazione palesemente assurda è che gli OGM favoriscono la biodiversità</strong>, quando in realtà essi nascono per realizzare enormi <strong>coltivazioni di monoculture</strong> e questa è la realtà in tutto il mondo.</p>
<p>Dire che il mais BT favorisce la biodiversità poiché riduce l’uso dei pesticidi non è corretto poiché oggi è dimostrato che queste coltivazioni (che rappresentano peraltro solo il 10% del totale del mais OGM) <strong>determinano l’insorgere di insetti resistenti</strong> e i pollini che contengono la tossina si possono depositare su piante diverse uccidendo altre specie di insetti in modo del tutto incontrollabile.</p>
<p><strong>Gli OGM pertanto non risolvono i problemi creati dall’agricoltura convenzionale, ma anzi li esasperano.</strong></p>
<p>La documentazione a supporto di quanto da noi sostenuto è già disponibile on-line sul sito <a href="http://www.liberidicoltivare.it/">www.liberidicoltivare.it</a>,  che abbiamo deciso di aprire proprio per alimentare il dibattito e dove abbiamo anche previsto un’area forum per invitare gli scienziati destinatari di questa nostra lettera e chiunque sia interessato a commentare e inserire i documenti a supporto delle tesi sostenute. Per un dibattito aperto ma basato su fatti e documenti.</p>
<p>Resta un ultimo ma fondamentale tema. <strong>Il nostro paese ha bisogno di OGM?</strong>  <strong>É’ questa la soluzione ai problemi dell’Italia?</strong></p>
<p>Sul tema appare illuminante <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Martina-Sole-24ore.pdf" target="_blank"><strong>la risposta già data dal ministro Martina sul Sole 24 Ore del 14 Luglio</strong></a> e come operatori economici del settore non possiamo non tornare sul fatto  che in tutto il mondo vi è un crescente mercato per i prodotti alimentari di qualità, certificati per l’assenza di sostanze chimiche artificiali e per essere OGM Free.</p>
<p>L’Italia si gioca in questo ambito una partita fondamentale e la domanda è:</p>
<ul>
<li><strong>vogliamo competere con Stati Uniti e Argentina per produrre soia OGM a costo più basso  per alimentare bovini o vogliamo valorizzare le eccellenze del territorio italiano?</strong></li>
</ul>
<p>Se la forza del sistema produttivo italiano risiede nella specificità e tipicità dei prodotti, questa caratteristica appare chiaramente in contrasto con gli OGM che sono l’espressione dell’<strong>omologazione produttiva</strong> e dello <strong>sfruttamento economico</strong> della grande privativa industriale.</p>
<p>Vi è oggi una grande prospettiva per l’Italia: <strong>coniugare produzione alimentare di qualità con la salubrità dell’ambiente</strong> e la sostenibilità delle pratiche agricole, elementi fondamentali per la valorizzazione del territorio, lo sviluppo del turismo e il posizionamento a livello globale del <strong>brand ITALIA</strong>.</p>
<p><strong>L’introduzione degli OGM ci priverebbe di questo vantaggio competitivo non apportando alcun altro vantaggio economico.</strong></p>
<p>D’altra parte l’introduzione di sostanze OGM sarebbe sostanzialmente irreversibile e l’impatto sulla salute e sull’ambiente dovrebbe comunque essere valutato in una prospettiva temporale di medio/lungo periodo, certamente trans-generazionale. E allora l’ordinamento prevede in questi casi l’applicazione del “<strong>principio di precauzione</strong>”.</p>
<p>Anche negli anni ’60 e ’70 si ritenne di ammettere<strong> in nome della libertà e della mancanza di prove</strong> di effetti nocivi l’utilizzo di <strong>sostanze chimiche artificiali in agricoltura</strong> (pesticidi e altri fitofarmaci).</p>
<p><strong>Molte di queste sostanze sono oggi riconosciute</strong> (dopo anni di utilizzo) <strong>come tossiche</strong> e sono alla base di <strong>molte malattie</strong>, tanto da essere oggetto di un apposito regolamento  europeo (<strong>il <a title="Reach - Quadro normativo di gestione delle sostanze chimiche (REACH), Agenzia europea delle sostanze chimiche" href="http://europa.eu/legislation_summaries/internal_market/single_market_for_goods/chemical_products/l21282_it.htm" target="_blank">Reach</a></strong>) che si preoccupa, con notevoli difficoltà, di come eliminarle dall’ambiente e dai nostri stessi organismi.</p>
<p>Se pertanto vi sono rischi, anche solo potenziali, e non vi sono ragioni economiche tali da indurci ad ammettere gli OGM,<strong> perché farlo?</strong></p>
<p>Per contributi e opinioni sul tema ci auguriamo che il dibattito possa continuare sul sito web: <strong><a href="http://www.liberidicoltivare.it/">www.liberidicoltivare.it</a></strong></p></blockquote>
<p><strong>Cav. Valentino Mercati</strong><br />
<em>Presidente Aboca</em></p>
<p>RIFERIMENTI:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/La-caccia-alle-streghe-manda-al-rogo-gli-ogm.pdf" target="_blank"><strong>LA CACCIA ALLE STREGHE MANDA AL ROGO GLI OGM</strong></a></li>
<li><a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Non-perdiamo-la-sfida-degli-OGM-Il-Sole24-Ore_domenica-13-luglio.pdf" target="_blank"><strong>NON PERDIAMO LA SFIDA AGLI OGM</strong></a></li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>La delibera del Comune di Vallarsa</title>
		<link>http://www.liberidicoltivare.it/approfondimenti/la-delibera-del-comune-di-vallarsa/</link>
		<comments>http://www.liberidicoltivare.it/approfondimenti/la-delibera-del-comune-di-vallarsa/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Jul 2014 12:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[liberidicoltivare]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Vallarsa]]></category>
		<category><![CDATA[OGM]]></category>
		<category><![CDATA[Schio]]></category>
		<category><![CDATA[Vallarsa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://demo.lucabecattini.it/aboca/?p=247</guid>
		<description><![CDATA[COMUNE DI VALLARSA (Provincia autonoma di Trento) Verbale di deliberazione del Consiglio Comunale N. 8 del registro delibere &#8211; Data  06.03.2014 OGGETTO:  Esame ed approvazione del regolamento dell’attività produttiva agricola.- L&#8217;anno Duemilaquattordici addì sei del mese di marzo  alle ore 20.30 previo esaurimento delle formalità prescritte dalla vigente Legge Regionale sull&#8217;Ordinamento dei Comuni a seguito di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">COMUNE DI VALLARSA</h2>
<p style="text-align: center;">(Provincia autonoma di Trento)</p>
<h1><strong>Verbale di deliberazione del Consiglio Comunale</strong></h1>
<p><strong>N. 8 </strong>del registro delibere &#8211; <strong>Data  06.03.2014</strong><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>OGGETTO</strong>:  Esame ed approvazione del <strong>regolamento dell’attività produttiva agricola</strong>.-</p>
<p>L&#8217;anno <strong>Duemilaquattordici </strong>addì <strong>sei </strong>del mese di <strong>marzo </strong><strong> </strong>alle ore <strong>20.30 </strong>previo esaurimento delle formalità prescritte dalla vigente Legge Regionale sull&#8217;Ordinamento dei Comuni a seguito di regolare convocazione si è riunito, presso la sede comunale;</p>
<p><strong>IL consiglio Comunale</strong></p>
<p>composto dai signori:</p>
<table width="633">
<tbody>
<tr>
<td width="197"><strong>Componente</strong></td>
<td width="36"></td>
<td width="46"><strong>A.G.</strong></td>
<td width="38"><strong>A.I.</strong></td>
<td width="191"><strong>Componente</strong></td>
<td width="33"></td>
<td width="49"><strong>A.G.</strong></td>
<td width="43"><strong>A.I.</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="197">GIOS GEREMIA</td>
<td width="36">X</td>
<td width="46"></td>
<td width="38"></td>
<td width="191">ANGHEBEN MARCO</td>
<td width="33">X</td>
<td width="49"></td>
<td width="43"></td>
</tr>
<tr>
<td width="197">DARRA RINO</td>
<td width="36">X</td>
<td width="46"></td>
<td width="38"></td>
<td width="191">BRICCIO NICOLA</td>
<td width="33">X</td>
<td width="49"></td>
<td width="43"></td>
</tr>
<tr>
<td width="197">MARTINI ORNELLA</td>
<td width="36">X</td>
<td width="46"></td>
<td width="38"></td>
<td width="191">COBBE FABIO</td>
<td width="33">X</td>
<td width="49"></td>
<td width="43"></td>
</tr>
<tr>
<td width="197">DALBOSCO ANNALISA</td>
<td width="36">X</td>
<td width="46"></td>
<td width="38"></td>
<td width="191">COSTA STEFANIA</td>
<td width="33">X</td>
<td width="49"></td>
<td width="43"></td>
</tr>
<tr>
<td width="197">PLAZZER MASSIMO</td>
<td width="36">X</td>
<td width="46"></td>
<td width="38"></td>
<td width="191">DANIELE GIUSEPPINA</td>
<td width="33">X</td>
<td width="49"></td>
<td width="43"></td>
</tr>
<tr>
<td width="197">PIAZZA RUDI</td>
<td width="36">X</td>
<td width="46"></td>
<td width="38"></td>
<td width="191">PEZZATO DAVIDE</td>
<td width="33">X</td>
<td width="49"></td>
<td width="43"></td>
</tr>
<tr>
<td width="197">TESTA FRANCA FIORENZA</td>
<td width="36">X</td>
<td width="46"></td>
<td width="38"></td>
<td width="191">PEZZATO FABIOVOLTOLINI GIANNI</td>
<td width="33">XX</td>
<td width="49"></td>
<td width="43"></td>
</tr>
<tr>
<td width="197"></td>
<td width="36"></td>
<td width="46"></td>
<td width="38"></td>
<td width="191"></td>
<td width="33"></td>
<td width="49"></td>
<td width="43"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Assiste il Segretario Comunale dott. MARCO BONFANTI.</p>
<p>Riconosciuto legale il numero degli intervenuti il</p>
<p>Prof. GIOS GEREMIA</p>
<p>nella sua qualità di Sindaco ne assume la presidenza e dichiara aperta la seduta</p>
<p><strong>OGGETTO</strong>:  Esame ed approvazione del regolamento dell’attività produttiva agricola.</p>
<h2>IL CONSIGLIO COMUNALE</h2>
<p>Udita la relazione del Presidente con cui sottolinea le elevate qualità dell’ecosistema della Vallarsa e la necessità quindi di preservarlo sia ai fini della qualità della vita degli abitanti, sia in considerazione del fatto che molte parti della valle rappresentano aree tampone di zone comprese in Natura 2000;</p>
<p>Atteso al riguardo che le tecnologie ed i prodotti utilizzati nei processi produttivi possono dare luogo, in diversi casi, ad effetti nocivi sull’ambiente e sulla salute degli esseri umani, degli animali e delle piante, risultando in tal modo incompatibili con l’elevato livello di protezione che la comunità della Vallarsa intende garantire a residenti, visitatori ed ecosistema;</p>
<p>Rilevato che a tal fine appare opportuno adottare il principio di precauzione all’interno di una coerente strategia di analisi dei rischi che non sempre sono noti sulla base delle informazioni scientifiche disponibili, sia in conseguenza dell’incertezza collegata con le indagini scientifiche, sia delle possibili interazioni non prevedibili a priori tra tecniche e prodotti e specifiche caratteristiche ambientali della Vallarsa;</p>
<p>Accertato altresì che diverse conseguenze dell’utilizzo di tecniche e prodotti non adeguati possono manifestarsi a distanza di tempo dall’epoca di impiego dei medesimi rendendo così difficile l’individuazione dei responsabili e l’applicazione del principio “chi inquina paga” con conseguente ricaduta dei danni sull’intera comunità locale senza possibilità di ristoro;</p>
<p>Constatata pertanto l’opportunità, in sintonia con la normativa europea, di adottare misure incentrate sul principio di precauzione che siano: proporzionali, non discriminatorie, coerenti, basate su un esame dei potenziali vantaggi ed oneri, rivedibili ed in grado di attribuire la responsabilità per la produzione delle prove scientifiche necessarie per una completa valutazione del rischio;</p>
<p>Verificato che in relazione alle caratteristiche delle attività produttive attualmente in essere nel territorio comunale e di quelle potenzialmente attivabili e in considerazione dell’incidenza e della necessità di garantire la coesistenza tra tecniche colturali diverse in spazi ristretti sia utile ed opportuno iniziare a regolamentare le coltivazioni agricole e gli allevamenti rinviando ad un successivo provvedimento la regolamentazione degli altri settori produttivi e delle attività di consumo;</p>
<p>Visti i seguenti principali riferimenti normativi e di indirizzo nel campo in esame:</p>
<ol>
<li>la Versione Consolidata del Trattato sul Funzionamento dell&#8217;Unione Europea (ex art. 174 TCE) che all’art. 191, comma 2, recita: <em>&#8220;La politica dell&#8217;Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell&#8217;Unione. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell&#8217;azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all&#8217;ambiente, nonché sul principio «chi inquina paga»&#8221;</em>;</li>
<li>la Comunicazione della Commissione del 2 febbraio 2000 <em>Sul principio di precauzione</em> (COM(2000) 1 final), ove è riportata la necessità che <em>“il principio di precauzione dovrebbe essere considerato nell’ambito di una strategia strutturata di analisi dei rischi, comprendente tre elementi: valutazione, gestione e comunicazione del rischio”</em> (pp. 2-3) e che <em>“le misure basate sul principio di precauzione dovrebbero essere, tra l’altro: · proporzionali rispetto al livello prescelto di protezione; non discriminatorie nella loro applicazione; coerenti con misure analoghe già adottate; basate su un esame dei potenziali vantaggi e oneri dell’azione o dell’inazione (compresa, ove ciò sia possibile e adeguato, un’analisi economica costi/benefici); soggette a revisione, alla luce dei nuovi dati scientifici; in grado di attribuire la responsabilità per la produzione delle prove scientifiche necessarie per una più completa valutazione del rischio”</em> (p. 3);</li>
<li>la Risoluzione del Parlamento Europeo sulla comunicazione della Commissione <em>Sul ricorso al principio di precauzione</em> (COM(2000) 1 &#8211; C5-0143/2000 &#8211; 2000/2086(COS) e la Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12 marzo 2001 <em>Sull&#8217;emissione deliberata nell&#8217;ambiente di organismi geneticamente modificati</em> (2001/18/CE);</li>
<li>il D.Lgs. del 12 aprile 2001, n. 206 recante <em>Attuazione della direttiva 98/81/CE che modifica la direttiva 90/219/CE, concernente l&#8217;impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati</em> (GU n.126 del 1-6-2001 &#8211; Suppl. Ordinario n. 133);</li>
<li>la Raccomandazione della Commissione del 23 luglio 2003 recante <em>Orientamenti per lo sviluppo di strategie nazionali e migliori pratiche per garantire la coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche</em> (2003/556/CE);</li>
<li>il D.Lgs. dell’8 luglio 2003, n. 224 recante <em>Attuazione della direttiva 2001/18/CE concernente l&#8217;emissione deliberata nell&#8217;ambiente di organismi geneticamente modificati</em> (GU n.194 del 22-8-2003 &#8211; Suppl. Ordinario n. 138);</li>
<li>il  D.L. del 22 novembre 2004, n. 279 recante <em>Disposizioni urgenti per assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica</em> (GU n.280 del 29-11-2004), come convertito con modificazioni dalla L. 28 gennaio 2005, n. 5 (in G.U. 28/01/2005, n.22);</li>
<li>la Direttiva 2004/35/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 <em>Sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale</em>, ove all’art. 14 è espressamente previsto che <em>“Gli Stati membri adottano misure per incoraggiare lo sviluppo, da parte di operatori economici e finanziari appropriati, di strumenti e mercati di garanzia finanziaria, compresi meccanismi finanziari in caso di insolvenza, per consentire agli operatori di usare garanzie finanziarie per assolvere alle responsabilità ad essi incombenti ai sensi della presente direttiva”</em>;</li>
<li>il D.Lgs. del 21 marzo 2005, n. 70 recante <em>Disposizioni sanzionatorie per le violazioni dei regolamenti (CE) numeri 1829/2003 e 1830/2003, relativi agli alimenti ed ai mangimi geneticamente modificati</em> (GU n.98 del 29-4-2005 );</li>
<li>il  D.Lgs. del 3 aprile 2006, n. 152 recante <em>Norme in materia ambientale</em> <a href="http://ss.mm/">ss.mm</a>. e, nello specifico, l’art. 3 <em>ter</em> che recita <em>&#8220;1. La tutela dell&#8217;ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell&#8217;azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all&#8217;ambiente, nonché al principio «chi inquina paga» che, ai sensi dell&#8217;articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale&#8221;</em>;</li>
</ol>
<p>Considerato che sotto l’aspetto economico conviene fare riferimento al principio chi inquina paga, al fine del perseguimento del massimo beneficio sociale che è opportuno in tale logica tener conto anche dei potenziali danni futuri;</p>
<p>Riscontrati i limiti tuttora esistenti della ricerca scientifica nazionale ed internazionale riferita ai danni all’ambiente e all’ecosistema causati da produzioni ed allevamenti non biologic e valutato inoltre che nel caso degli OGM i rischi appaiono particolarmente  elevati;</p>
<p>Ritenuto quindi di introdurre una specifica azione ispirata al principio di precauzione con conseguente previsione dell’inversione dell’onere della prova sul produttore, agricoltore o allevatore, come previsto al paragrafo 6.4. della Comunicazione della Commissione del 2 febbraio 2000 <em>Sul principio di precauzione</em> (COM(2000) 1 final), con onere per gli utilizzatori di produzione di prove scientifiche adeguate atte a dimostrare la non pericolosità delle tecniche e dei prodotti usati;</p>
<p>Visto il solo parere di regolarità tecnico – amministrativa formulato dal Segretario comunale ai sensi dell’art. 81 del T.U.LL.RR.O.C. approvato con DPReg. 1° febbraio 2005, n.3/L, in quanto non serve acquisire quello relativo alla regolarità contabile ;</p>
<p>Con n. 10 voti favorevoli e l’astensione dei consiglieri PEZZATO Davide e TESTA Franca, e il voto contrario dei consiglieri VOLTOLINI Gianni, BRICCIO Nicola e PIAZZA Rudi su n. 15 consiglieri presenti e votanti, espressi nelle forme di legge,</p>
<h2>DELIBERA</h2>
<p>1)      di approvare, per le ragioni esposte in premessa, il regolamento dell’attività produttiva agricola che risulta formato da n. 6 articoli e viene allegato alla presente deliberazione formandone parte integrante e sostanziale;</p>
<p>2)      di dare atto che il presente provvedimento diverrà esecutivo a pubblicazione avvenuta ai sensi dell’art. 79 del DPReg. 1° febbraio 2005 n. 3/L;</p>
<p>3)      di dare evidenza, ai sensi dell’art. 4 della L.P. 30.11.1992 n. 23 e s.m., che avverso la presente deliberazione sono ammessi:</p>
<ul>
<li>opposizione alla Giunta Comunale durante il periodo di pubblicazione ai sensi dell&#8217;art. 79, comma 5, del DPReg. 1° febbraio 2005 n.3/L; e alternativamente:</li>
<li>ricorso giurisdizionale al Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa entro 60 giorni ai sensi dell&#8217;art. 2 – lett. b) &#8211; della legge 6 dicembre 1971 n. 1034;</li>
<li>ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni ai sensi dell&#8217;art. 8 del D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199.-</li>
</ul>
<p><strong>REGOLAMENTO ATTIVITA PRODUTTIVA AGRICOLA</strong></p>
<p><strong>Articolo 1 –</strong></p>
<p>Nel territorio del Comune di Vallarsa sono ammesse le coltivazioni e gli allevamenti biologici senza alcuna particolare formalità, se non quelle previste dalla legislazione vigente.</p>
<p><strong>Articolo 2 –</strong></p>
<p>Coltivazioni ed allevamenti diversi da quelli biologici sono consentiti nei seguenti casi:</p>
<ul>
<li>a) le modalità di coltivazione e allevamento ed i prodotti utilizzati siano conformi alle disposizioni e modalità esecutive indicate da Enti pubblici sovracomunali e/o organismi tecnici di comprovata esperienza sulla base di indicazioni di organismi scientifici di adeguato livello. Disposizioni e modalità esecutive la cui applicazione sia certificata da organismi ritenuti idonei dalla Giunta comunale;</li>
<li>b) il coltivatore e l’allevatore o associazioni dei medesimi elaborino apposite disposizioni e modalità esecutive la cui validità ai fini della salvaguardia della qualità della vita e dell’ambiente sia certificata da organismi scientifici e/o tecnici di livello nazionale o internazionale. Disposizioni e modalità esecutive la cui applicazione sia certificata da organismi ritenuti idonei dalla Giunta comunale;</li>
</ul>
<p><strong>Articolo 3</strong></p>
<p>– Al di fuori di quanto previsto dagli articoli 1 e 2 del presente regolamento la coltivazione e l’allevamento con tecniche e prodotti diversi da quelli biologici sono consentiti a fronte di:</p>
<ul>
<li>a) stipula di apposita polizza assicurativa per responsabilità civile dell’assicurato per il risarcimento di spese e danni cagionati a terzi in conseguenza dell’inquinamento causato dall’attività di coltivazione e/o allevamento dichiarata e svolta nello stabilimento. La polizza assicurativa deve coprire un periodo di almeno dieci anni a partire dall’anno in cui avviene la coltivazione o l’allevamento per le coltivazioni standard e venti anni per coltivazioni ed allevamenti con utilizzo di OGM. La polizza assicurativa deve avere una massimale pari ad almeno euro 1.000,00 per ettaro o frazione di ettaro o equivalente di unità bovina adulta (UBA) nel caso di coltivazioni ed allevamenti standard e pari ad almeno euro 20.000,00 per ettaro o frazione di ettaro o equivalente UBA per coltivazioni od allevamenti in cui siano utilizzati sotto qualsiasi forma OGM,</li>
</ul>
<p>oppure</p>
<ul>
<li>b) rilascio di una fideiussione a favore del Comune di Vallarsa quale garante di tutta la popolazione e delle generazioni future. La fideiussione deve coprire un periodo di almeno dieci anni a partire dall’anno in cui avviene la coltivazione o l’allevamento per le coltivazioni standard e venti anni per coltivazioni ed allevamenti con utilizzo di OGM. La fideiussione deve avere un importo pari ad almeno euro 1.000,00 per ettaro o frazione di ettaro o equivalente UBA nel caso di coltivazioni ed allevamenti standard e pari ad almeno euro 20.000,00 per ettaro o frazione di ettaro o equivalente UBA per coltivazioni od allevamenti in cui siano utilizzati sotto qualsiasi forma OGM.</li>
</ul>
<p><strong>Articolo 4</strong></p>
<ul>
<li>Nel caso di coltivazioni e allevamenti destinati all’autoconsumo e/o con superficie inferiore ai 2000mq o a 5 UBA equivalenti la Giunta è autorizzata, anche avvalendosi della commissione di cui all’art.5,  ad individuare modalità semplificate per la certificazione di cui all’art.2.</li>
</ul>
<p><strong>Articolo 5</strong></p>
<ul>
<li>La Giunta è autorizzata ad avvalersi di una commissione tecnica per la valutazione dei casi dubbi e per controlli funzionali all’accertamento – anche scientifico – del rispetto del presente regolamento e, in particolare, dei vincoli di cui all’art. 2.</li>
</ul>
<p><strong>Articolo 6</strong></p>
<ul>
<li>In caso di violazione del presente regolamento sono irrogate le seguenti sanzioni:
<ul>
<li>a) revoca della possibilità di utilizzare le denominazioni comunali d’origine;</li>
<li>b) esclusione dalla possibilità di accedere in forma agevolata all’utilizzo di terreni di proprietà comunale gravati da uso civico;</li>
<li>c) esclusione dalla possibilità di utilizzare infrastrutture di proprietà comunale per l’approvvigionamento di acqua irrigua;</li>
<li>d) esclusione dalle forme di pubblicizzazione comunale dei prodotti agroalimentari locali in occasione di eventi alla cui organizzazione contribuisca, almeno in parte, il comune;</li>
<li>e) sanzione amministrativa di euro 152,00 ai sensi dell’art. … del regolamento comunale di polizia locale e fatto salvo che l’inadempienza non configuri un’infrazione più grave per ogni ettaro o frazione di ettaro o equivalente UBA coltivato o allevato per ogni mese di coltivazione o allevamento. La sanzione può essere reiterata ogni mese.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>Letto confermato e sottoscritto</strong></p>
<p>IL SINDACO                                                                       IL SEGRETARIO COMUNALE</p>
<p>PROF. GEREMIA GIOS                                                    DOTT. MARCO BONFANTI</p>
<p>Io sottoscritto Segretario Comunale certifico che l&#8217;estratto della presente deliberazione viene pubblicato all&#8217;Albo Pretorio il giorno 14  marzo 2014 per rimanervi 10 giorni consecutivi</p>
<p>Il  Segretario Comunale</p>
<p>DOTT. MARCO BONFANTI</p>
<h1>Comunicazione ai capigruppo</h1>
<p>Si attesta che  della presente delibera, contestualmente all&#8217;affissione all&#8217;albo, viene data comunicazione ai capigruppo consiliari ai sensi dell’art.79, secondo comma, del TULLRROC approvato con DPReg del 01.02.2005 N. 3/L;</p>
<h2>Il Segretario Comunale</h2>
<h4>DOTT. MARCO BONFANTI</h4>
<p>La presente deliberazione  è eseguibile in data:</p>
<p>Il Segretario Comunale</p>
<p>DOTT. MARCO BONFANTI</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Precisazioni su delibera Comune di Vallarsa su agricoltura sostenibile</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2014 07:43:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il dibattito suscitato dalla delibera del comune di Vallarsa sull’agricoltura sostenibile è indice dell’interesse per il tema, ma richiede opportune precisazioni. In primo luogo  la delibera  non intende promuovere il biologico (come afferma la maggior parte degli intervenuti )  bensì l’agricoltura sostenibile. Il biologico, a certe condizioni, rappresenta un metodo per avere sostenibilità, ma non [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il dibattito suscitato dalla delibera del <strong>comune di Vallarsa</strong> sull’agricoltura sostenibile è indice dell’interesse per il tema, ma richiede opportune precisazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo  la delibera  non intende promuovere il biologico (come afferma la maggior parte degli intervenuti )  bensì l’agricoltura sostenibile. Il biologico, a certe condizioni, rappresenta un metodo per avere sostenibilità, ma non è l’unico. Anche a voler considerare i soli aspetti ambientali, infatti, è possibile pensare a coltivazioni non biologiche, ma ad impatto ridotto.  In altri termini il problema non è l’uso di fitofarmaci o di concimi,  ma come e quanto questi vengono usati. Infatti è noto che tra i prodotti ammessi dalla legge ve ne sono alcuni più dannosi di altri. Analogamente è noto che su alcuni prodotti ammessi vi sono fondati sospetti che siano nocivi alla salute e che il potenziale danno provocherà patologie quando la possibilità di porvi rimedio diventerà praticamente impossibile. Basta pensare in proposito al caso dell’amianto (i cui effetti letali si sono manifestati trent’anni dopo l’uso),  al DDT ed ai diserbanti contenenti diossina.  Partendo da queste constatazioni la delibera del comune di Vallarsa dice  che chi coltiva in maniera tale da avere basso impatto non deve fare niente. Chi, invece, coltiva utilizzando tecniche consentite dalla normativa, ma a rischio di danni futuri,  deve sottoscrivere un’assicurazione o una fideiussione a favore del comune al fine di garantire almeno un indennizzo. Chi si rifiuta di collaborare o provoca danni immediati viene multato. La stima dell’impatto e dei danni provocati – che dal punto di vista economico sono definiti esternalità negative – può essere fatta con tecniche ormai diffuse da tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo la delibera si inserisce in un percorso verso la sostenibilità iniziato in provincia di Trento circa venti anni fa’, quando era assessore all’agricoltura il dott. Gianni Bazzanella, e furono introdotti i protocolli d’intesa tutt’ora applicati. I conoscitori del settore agricolo possono facilmente concordare che se, nel definire il contenuto dei protocolli  si tenesse conto delle esternalità negative e dei danni potenziali futuri, la delibera di Vallarsa potrebbe diventare un’opportunità per tutto il territorio provinciale.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiarito quanto sopra è anche evidente che il solo richiamo al mercato non è convincente. Questo perché il consumatore sceglie tra prodotti e non (o solo in minima parte) tra metodi di coltivazione, può scegliere tra mele biologiche ed altre mele, o tra mele rosse e mele gialle. Tale scelta non tiene quasi mai conto delle esternalità negative sui luoghi di produzione. Il diritto di respirare aria salubre, vivere sopra un suolo contenente una quantità ridotta di veleni, dovrebbe, per contro, essere assicurato, attraverso scelte collettive e/o pubbliche,  a chi quell’aria respira e sopra quel terreno vive. Nessuna attività può essere svolta senza modificare l’ambiente, ma in un’economia basata sul mercato il metodo più efficiente per contenere l’inquinamento entro limiti accettabili, è far pagare i danni a chi li provoca. In questa logica credo sia possibile dimostrare che si può coltivare in maniera sostenibile rafforzando la competitività e senza trasferire l’inquinamento da altre zone da cui si importano i prodotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello specifico la delibera del comune di Vallarsa può essere ulteriormente affinata anche in conseguenza delle risorse ridotte che il comune ha potuto dedicare all’analisi del problema. Al tempo stesso mi chiedo però, perché in tutti questi anni in Trentino, una terra in cui si proclama una grande attenzione per l’ambiente, (anche per i riflessi in campo turistico)  non si siano avute né significative  innovazioni – organizzative o di altro tipo &#8211; né ricerche che abbiano portato a soluzioni operative atte ad aumentare la compatibilità tra attività agricola ed ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine vorrei invitare ad un momento di riflessioni tutti gli addetti al settore agricolo. Individuare soluzione atte a favorire coltivazioni ed allevamenti a basso impatto ambientale può servire per avere il sostegno dell’opinione pubblica,  vendere meglio i prodotti, consentire attività agrituristiche ed intensificare la collaborazione con gli altri settori produttivi. Tali soluzioni servono, però, in primo luogo a salvaguardare la salute di chi la terra lavora. Per arrivare a questo risultato non ci sono scorciatoie, è necessario convincersi che non è più il tempo di chiedere a politici, ricercatori, dirigenti sindacali solo contributi, prezzi più alti o minori costi di produzione. E’ tempo di chiedere indicazioni per poter coltivare salvaguardando la propria salute e quella di chi fra le generazioni future vorrà continuare a coltivare la terra o a vivere nelle nostre valli.</p>
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		<title>Agricoltura bio, municipi favorevoli</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2014 07:57:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;obbligo di assicurare i terreni non biologici fa discutere. Il presidente della Mach &#8220;I costi aumenteranno, la produzione calerà&#8221;. I Comuni &#8220;Pronti a seguire Vallarsa&#8221;. Gianmoena apre al principio &#8220;Chi inquina paga&#8221;. Salamini: rischio abbandono. Articolo uscito sul &#8220;Corriere del Trentino&#8221; il 15 Luglio. Clicca per scaricarlo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;obbligo di assicurare i terreni non biologici fa discutere. Il presidente della Mach &#8220;I costi aumenteranno, la produzione calerà&#8221;. I Comuni &#8220;Pronti a seguire Vallarsa&#8221;. Gianmoena apre al principio &#8220;Chi inquina paga&#8221;. Salamini: rischio abbandono.<br />
Articolo uscito sul &#8220;Corriere del Trentino&#8221; il 15 Luglio.</p>
<p><a href="http://demo.lucabecattini.it/aboca/wp-content/uploads/2014/07/art1.pdf" target="_blank"><strong>Clicca per scaricarlo</strong></a></p>
<p><iframe src="//www.slideshare.net/slideshow/embed_code/37231864" width="500" height="600" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Chi inquina pagherà. Svolta storica in agricoltura</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2014 07:24:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel comune del Trentino, da sempre attento alla tutela ambientale, arriva l’inversione dell’onere della prova per chi coltiva con sostanze nocive per la salute e l’ambiente. Per garantire la qualità dell’ecosistema e la salute della collettività dai potenziali effetti nocivi delle sostanze chimiche usate in agricoltura, il Consiglio comunale di Vallarsa ha deciso di regolamentare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Nel comune del Trentino, da sempre attento alla tutela ambientale, arriva l’inversione dell’onere della prova per chi coltiva con sostanze nocive per la salute e l’ambiente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per garantire la qualità dell’ecosistema e la salute della collettività dai potenziali effetti nocivi delle sostanze chimiche usate in agricoltura, il Consiglio comunale di Vallarsa ha deciso di regolamentare le coltivazioni agricole </strong><strong>e gli allevamenti locali sulla base del principio “chi inquina paga”. In Italia il settore agricoltura e allevamento è al primo posto per costi esterni assoluti associati all’ambiente e alla sanità con 10,7 miliardi di euro (2012); le emissioni non da combustione (reflui zootecnici e fertilizzanti azotati) sono gli inquinanti più nocivi, con circa 4,1 miliardi di euro imputabili agli effetti sanitari.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vallarsa (TN) 30 Giugno 2014 – è in questo comune del Trentino, compreso nell’area Natura 2000 e situato tra Rovereto (TN) e Schio (VI) che per la prima volta in Italia viene invertito lo schema logico tradizionale alla base della nostra agricoltura. Coltivazioni e allevamenti non biologici saranno ammessi soltanto se certificati e condotti con modalità rispettose della salvaguardia della qualità della vita e dell’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la prima volta quindi, il paradosso per cui normalmente è chi pratica agricoltura biologica a certificare il suo “non utilizzo” di sostanze tossiche e prevedere a proprie spese delle fasce di rispetto per proteggere i suoi terreni da eventuali contaminazioni, viene sovvertito imponendo, per ragioni di salute pubblica, l’onere della certificazione anche sull’agricoltore non biologico. Questi dovrà quindi certificare le sostanze che utilizza, in quali quantità e con quali modalità, garantendone l’assenza di diffusione al di fuori dei propri terreni. In mancanza di una certificazione, l’agricoltore dovrà sottoscrivere una fideiussione o un’assicurazione per il rischio di eventuali danni a terzi  che potrebbero derivare dall’immissione nell’ambiente di sostanze tossiche che lui stesso utilizza.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di Vallarsa è una vera svolta storica poiché per la prima volta, nell’agricoltura italiana, si affronta con misure concrete il problema delle esternalità negative sanitarie e ambientali che nel nostro Paese ammontano a circa 48 miliardi di euro<em>. </em>Sulla base del principio “chi inquina paga” si introduce infatti un importante elemento di parità economica all’interno delle produzioni agricole. L’onere della certificazione/assicurazione a carico degli agricoltori non biologici riequilibra infatti il regime di concorrenza attraverso la quantificazione dei costi esterni generati dai processi produttivi e pone le basi per una comunicazione più trasparente al consumatore che costituirà il passo successivo della regolamentazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un importante avanzamento nello sviluppo di politiche mirate alle attività agricole sostenibili e capaci di coniugare tutela ambientale, crescita economica qualitativa e salute della comunità. La delibera si basa sull’applicazione dei principi della precauzione, dell&#8217;azione preventiva, della correzione dei danni causati all&#8217;ambiente, nonché sul principio «chi inquina paga» che, ai sensi dell&#8217;articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale. Geremia Gios, sindaco di Vallarsa e preside della Facoltà di Economia di Trento, nonché promotore della iniziativa così commenta:  <em>“per garantire lo sviluppo economico insieme alla difesa del nostro territorio e della salute delle persone, non basta incentivare la green economy ma occorrono piuttosto nuove regole che eliminino le palesi distorsioni di mercato e i costi sociali insostenibili. Questo è possibile semplicemente applicando i principi chiave del nostro ordinamento e i comuni possono fare moltissimo in questo ambito”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questi temi <strong>si parlerà Domenica 6 Luglio alle ore 17:00</strong> all’incontro <strong>“Chi Inquina Paghi – Quanto ci costa avvelenare la terra”</strong> che si terrà al Teatro Sociale di Trento, all’interno della manifestazione “A Seminar la Buona Pianta”. Partecipano Luca Mercalli, Telmo Pievani, Geremia Gios e Massimo Mercati. Modera Giovanna Zucconi. <a href="http://www.labuonapianta.it/">www.labuonapianta.it</a></p>
<p><em>Fonte dati Green Report – ECBA project Environmental Cost Benefit Index</em></p>
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