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	<title>Liberi di coltivare &#187; Trentino</title>
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	<description>L&#039;innovazione sostenibile in agricoltura</description>
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		<title>Lettera aperta di Valentino Mercati alla Prof.ssa Elena Cattaneo</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2014 10:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[liberidicoltivare]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera aperta alla Prof.ssa Elena Cattaneo, senatrice a vita e agli altri scienziati che sul Sole 24 ore del 6 Luglio (&#8220;La caccia alle streghe manda al rogo gli OGM&#8220;) e del 13 luglio (&#8220;Non perdiamo la sfida agli OGM&#8220;) si sono espressi a favore della coltivazione in Italia di Piante geneticamente modificate. Il mio appello alla scienza è rivolto in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lettera aperta alla <strong>Prof.ssa Elena Cattaneo</strong>, senatrice a vita e agli altri scienziati che sul Sole 24 ore del <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/La-caccia-alle-streghe-manda-al-rogo-gli-ogm.pdf"><strong>6 Luglio</strong></a> (&#8220;<em>La caccia alle streghe manda al rogo gli OGM</em>&#8220;) e del <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Non-perdiamo-la-sfida-degli-OGM-Il-Sole24-Ore_domenica-13-luglio.pdf"><strong>13 luglio</strong></a> (&#8220;<em>Non perdiamo la sfida agli OGM</em>&#8220;) si sono espressi a favore della coltivazione in Italia di Piante geneticamente modificate.</p>
<blockquote><p>Il mio appello alla scienza <strong>è rivolto in modo specifico a chi sa o dovrebbe sapere non solo come si fa a modificare il genoma di piante o altri esseri viventi</strong>, ma anche quali effetti economici ed evolutivi a breve, medio e lungo termine ci si può attendere dall’introduzione nell’ambiente e nel mercato di prodotti OGM.</p>
<p>Sulle informazioni non veritiere apparse sui due articoli in oggetto torneremo per focalizzarne alcuni punti fondamentali, ma in primo luogo colpisce l’affermazione dalla <strong>Senatrice Cattaneo</strong> che reclama , in nome della scienza, il diritto  di sperimentare e produrre <strong>immettendo OGM</strong> <strong>nell’ambiente</strong>, poiché a suo dire, non vi sono prove di possibili effetti negativi sulla salute dell’uomo e quindi impedirne l’utilizzo significa comprimere arbitrariamente la libertà d’impresa.</p>
<p>Gli OGM diventano quindi una battaglia per la libertà.</p>
<p>E questo è proprio il nostro punto di partenza.</p>
<p>Noi coltiviamo in regime di <strong>agricoltura biologica</strong> su circa 1.000 ettari  piante medicinali che poi trasformiamo in sostanze utili per la salute dell’uomo. Già <strong>oggi non sappiamo come difenderci dalla contaminazione di materiale geneticamente modificato</strong> derivato dalla deiezioni di animali allevati con mangimi OGM e un domani, qualora venisse ammessa la libertà di coltivare OGM, non sapremmo come difenderci dal <strong>rischio di contaminazione da pollini di piante geneticamente modificate</strong>, pollini che possono spostarsi per decine di km.</p>
<p>Allora la domanda che poniamo agli scienziati è questa:</p>
<ul>
<li><strong>una volta ammesse coltivazioni OGM come potremmo difendere le nostre coltivazioni e garantire l’assenza di contaminazioni?</strong></li>
<li><strong>Chi e come dovrebbe farsi carico di questo?</strong></li>
<li><strong>Con quali mezzi si può oggi garantire scientificamente la coesistenza?</strong></li>
</ul>
<p>Già oggi queste problematiche appaiono irrisolte nel rapporto tra<strong> agricoltura biologica</strong> e <strong>agricoltura convenzionale</strong> e sono tali da  creare palesi distorsioni di mercato.</p>
<p>Si pensi che chi vuole fare agricoltura biologica si trova nella condizione di dover sostenere <strong>costi di certificazione</strong> (per certificare che NON utilizza sostanze chimiche tossiche) e <strong>costi per difendersi dall’inquinamento dalle sostanze chimiche</strong> usate nei campi vicini (si pensi all’assurdo per cui è il coltivatore BIO a dover destinare intere porzioni di terrà per difendersi dalla contaminazione da pestidici e altri fitofarmaci usati nelle coltivazioni confinanti).</p>
<p>Tutti questi oneri, che comportano un aumento dei costi dei prodotti BIO, in realtà dovrebbero ricadere sulle spalle di chi <strong>immette le sostanze tossiche</strong> e  <strong>pericolose nell’ambiente</strong>. Si tratterebbe della elementare applicazione del principio <strong>chi inquina paga</strong>, la cui disapplicazione però altera irrimmediabilmente  la concorrenza poiché questi costi sociali ed ambientali non vengono riflessi nel prezzo dei prodotti convenzionali che pertanto appaiono più competitivi di quelli biologici.</p>
<p>Tutto questo oggi è oggetto, ad esempio,  di un interessante dibattito in <strong>Trentino</strong>, dove il <strong>Comune di Vallarsa</strong> per la prima volta ha affermato questo principio in agricoltura, <strong>invertendo l’onere della prova e aprendo nuove grandi prospettive per coniugare sostenibilità ambientale, reddittività delle produzioni agricole</strong> <strong>e valorizzazione del territorio</strong> (Nella sezione &#8220;<strong>Download</strong>&#8221; potete trovare i documenti relativi).</p>
<p>D’altra parte <strong>la competitività dei prodotti ottenuti con pratiche agricole convenzionali</strong> o degli allevamenti che utilizzano alimenti OGM si basa anche su <strong>una totale mancanza di trasparenza</strong>. E ciò appare evidente dalle stesse parole della Senatrice quando reclama la necessità di coltivare OGM perché tanto già li importiamo per alimentare i nostri animali e quindi, pur senza saperlo, siamo già tutti contaminati, per cui, questa è la sua riflessione,  perché non prenderne atto e iniziare a coltivarli direttamente. Ora ancora una volta si rovescia il quadro.</p>
<p><strong>A noi pare che la prima cosa sarebbe rendere trasparenti le etichette e comunicare ai consumatori</strong> che la maggior parte della carne, del latte, dei formaggi che mangiamo sono ottenuti con alimenti OGM, sarà a questo punto il mercato ed i consumatori a scegliere tra questi cibi e quelli invece ottenuti con allevamenti biologici OGM free.</p>
<p>Per noi nei mercati internazionali <strong>è fondamentale poter certificare l’assenza di sostanze OGM</strong> ovvero di inquinanti chimici, e ciò perché<strong> sempre più consumatori nel mondo ricercano questi valori</strong>.</p>
<p><strong>Perché allora tutelare la libertà di chi immette sostanze pericolose nell’ambiente</strong> (riconosciute come tali o potenzialmente tali, siano esse sostanze OGM o sostanze chimiche inquinanti) <strong>e non la libertà di chi non vuole farlo?</strong></p>
<p>Responsabilità degli operatori nel controllo delle esternalità in agricoltura e trasparenza verso il consumatore, questi sono a nostro avviso i veri cardini di una reale battaglia per la libertà.</p>
<p>Si consideri poi che molte delle affermazioni contenute nei due articoli citati a noi appaiono anche<strong> tecnicamente sbagliate</strong> o <strong>comunque fuorvianti</strong>. Si consideri ad esempio il passaggio per cui <strong>si sostiene che le coltivazioni OGM riducono l’uso di fitofarmaci, essa è del tutto priva di fondamento</strong>, basti pensare che il 90% del mais OGM in circolazione è stato modificato proprio per essere resistente a specifici erbicidi, il cui uso prolungato determina l’insorgere di pericolosissimi fenomeni di resistenza che creano dei super infestanti e inducono un aumento progressivo dell’utilizzo di fitofarmaci.</p>
<p><strong>Altra affermazione palesemente assurda è che gli OGM favoriscono la biodiversità</strong>, quando in realtà essi nascono per realizzare enormi <strong>coltivazioni di monoculture</strong> e questa è la realtà in tutto il mondo.</p>
<p>Dire che il mais BT favorisce la biodiversità poiché riduce l’uso dei pesticidi non è corretto poiché oggi è dimostrato che queste coltivazioni (che rappresentano peraltro solo il 10% del totale del mais OGM) <strong>determinano l’insorgere di insetti resistenti</strong> e i pollini che contengono la tossina si possono depositare su piante diverse uccidendo altre specie di insetti in modo del tutto incontrollabile.</p>
<p><strong>Gli OGM pertanto non risolvono i problemi creati dall’agricoltura convenzionale, ma anzi li esasperano.</strong></p>
<p>La documentazione a supporto di quanto da noi sostenuto è già disponibile on-line sul sito <a href="http://www.liberidicoltivare.it/">www.liberidicoltivare.it</a>,  che abbiamo deciso di aprire proprio per alimentare il dibattito e dove abbiamo anche previsto un’area forum per invitare gli scienziati destinatari di questa nostra lettera e chiunque sia interessato a commentare e inserire i documenti a supporto delle tesi sostenute. Per un dibattito aperto ma basato su fatti e documenti.</p>
<p>Resta un ultimo ma fondamentale tema. <strong>Il nostro paese ha bisogno di OGM?</strong>  <strong>É’ questa la soluzione ai problemi dell’Italia?</strong></p>
<p>Sul tema appare illuminante <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Martina-Sole-24ore.pdf" target="_blank"><strong>la risposta già data dal ministro Martina sul Sole 24 Ore del 14 Luglio</strong></a> e come operatori economici del settore non possiamo non tornare sul fatto  che in tutto il mondo vi è un crescente mercato per i prodotti alimentari di qualità, certificati per l’assenza di sostanze chimiche artificiali e per essere OGM Free.</p>
<p>L’Italia si gioca in questo ambito una partita fondamentale e la domanda è:</p>
<ul>
<li><strong>vogliamo competere con Stati Uniti e Argentina per produrre soia OGM a costo più basso  per alimentare bovini o vogliamo valorizzare le eccellenze del territorio italiano?</strong></li>
</ul>
<p>Se la forza del sistema produttivo italiano risiede nella specificità e tipicità dei prodotti, questa caratteristica appare chiaramente in contrasto con gli OGM che sono l’espressione dell’<strong>omologazione produttiva</strong> e dello <strong>sfruttamento economico</strong> della grande privativa industriale.</p>
<p>Vi è oggi una grande prospettiva per l’Italia: <strong>coniugare produzione alimentare di qualità con la salubrità dell’ambiente</strong> e la sostenibilità delle pratiche agricole, elementi fondamentali per la valorizzazione del territorio, lo sviluppo del turismo e il posizionamento a livello globale del <strong>brand ITALIA</strong>.</p>
<p><strong>L’introduzione degli OGM ci priverebbe di questo vantaggio competitivo non apportando alcun altro vantaggio economico.</strong></p>
<p>D’altra parte l’introduzione di sostanze OGM sarebbe sostanzialmente irreversibile e l’impatto sulla salute e sull’ambiente dovrebbe comunque essere valutato in una prospettiva temporale di medio/lungo periodo, certamente trans-generazionale. E allora l’ordinamento prevede in questi casi l’applicazione del “<strong>principio di precauzione</strong>”.</p>
<p>Anche negli anni ’60 e ’70 si ritenne di ammettere<strong> in nome della libertà e della mancanza di prove</strong> di effetti nocivi l’utilizzo di <strong>sostanze chimiche artificiali in agricoltura</strong> (pesticidi e altri fitofarmaci).</p>
<p><strong>Molte di queste sostanze sono oggi riconosciute</strong> (dopo anni di utilizzo) <strong>come tossiche</strong> e sono alla base di <strong>molte malattie</strong>, tanto da essere oggetto di un apposito regolamento  europeo (<strong>il <a title="Reach - Quadro normativo di gestione delle sostanze chimiche (REACH), Agenzia europea delle sostanze chimiche" href="http://europa.eu/legislation_summaries/internal_market/single_market_for_goods/chemical_products/l21282_it.htm" target="_blank">Reach</a></strong>) che si preoccupa, con notevoli difficoltà, di come eliminarle dall’ambiente e dai nostri stessi organismi.</p>
<p>Se pertanto vi sono rischi, anche solo potenziali, e non vi sono ragioni economiche tali da indurci ad ammettere gli OGM,<strong> perché farlo?</strong></p>
<p>Per contributi e opinioni sul tema ci auguriamo che il dibattito possa continuare sul sito web: <strong><a href="http://www.liberidicoltivare.it/">www.liberidicoltivare.it</a></strong></p></blockquote>
<p><strong>Cav. Valentino Mercati</strong><br />
<em>Presidente Aboca</em></p>
<p>RIFERIMENTI:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/La-caccia-alle-streghe-manda-al-rogo-gli-ogm.pdf" target="_blank"><strong>LA CACCIA ALLE STREGHE MANDA AL ROGO GLI OGM</strong></a></li>
<li><a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Non-perdiamo-la-sfida-degli-OGM-Il-Sole24-Ore_domenica-13-luglio.pdf" target="_blank"><strong>NON PERDIAMO LA SFIDA AGLI OGM</strong></a></li>
</ul>
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		<title>Precisazioni su delibera Comune di Vallarsa su agricoltura sostenibile</title>
		<link>http://www.liberidicoltivare.it/approfondimenti/alcune-precisazioni-sulla-delibera-del-comune-di-vallarsa-su-agricoltura-sostenibile/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2014 07:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[liberidicoltivare]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il dibattito suscitato dalla delibera del comune di Vallarsa sull’agricoltura sostenibile è indice dell’interesse per il tema, ma richiede opportune precisazioni. In primo luogo  la delibera  non intende promuovere il biologico (come afferma la maggior parte degli intervenuti )  bensì l’agricoltura sostenibile. Il biologico, a certe condizioni, rappresenta un metodo per avere sostenibilità, ma non [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il dibattito suscitato dalla delibera del <strong>comune di Vallarsa</strong> sull’agricoltura sostenibile è indice dell’interesse per il tema, ma richiede opportune precisazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo  la delibera  non intende promuovere il biologico (come afferma la maggior parte degli intervenuti )  bensì l’agricoltura sostenibile. Il biologico, a certe condizioni, rappresenta un metodo per avere sostenibilità, ma non è l’unico. Anche a voler considerare i soli aspetti ambientali, infatti, è possibile pensare a coltivazioni non biologiche, ma ad impatto ridotto.  In altri termini il problema non è l’uso di fitofarmaci o di concimi,  ma come e quanto questi vengono usati. Infatti è noto che tra i prodotti ammessi dalla legge ve ne sono alcuni più dannosi di altri. Analogamente è noto che su alcuni prodotti ammessi vi sono fondati sospetti che siano nocivi alla salute e che il potenziale danno provocherà patologie quando la possibilità di porvi rimedio diventerà praticamente impossibile. Basta pensare in proposito al caso dell’amianto (i cui effetti letali si sono manifestati trent’anni dopo l’uso),  al DDT ed ai diserbanti contenenti diossina.  Partendo da queste constatazioni la delibera del comune di Vallarsa dice  che chi coltiva in maniera tale da avere basso impatto non deve fare niente. Chi, invece, coltiva utilizzando tecniche consentite dalla normativa, ma a rischio di danni futuri,  deve sottoscrivere un’assicurazione o una fideiussione a favore del comune al fine di garantire almeno un indennizzo. Chi si rifiuta di collaborare o provoca danni immediati viene multato. La stima dell’impatto e dei danni provocati – che dal punto di vista economico sono definiti esternalità negative – può essere fatta con tecniche ormai diffuse da tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo la delibera si inserisce in un percorso verso la sostenibilità iniziato in provincia di Trento circa venti anni fa’, quando era assessore all’agricoltura il dott. Gianni Bazzanella, e furono introdotti i protocolli d’intesa tutt’ora applicati. I conoscitori del settore agricolo possono facilmente concordare che se, nel definire il contenuto dei protocolli  si tenesse conto delle esternalità negative e dei danni potenziali futuri, la delibera di Vallarsa potrebbe diventare un’opportunità per tutto il territorio provinciale.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiarito quanto sopra è anche evidente che il solo richiamo al mercato non è convincente. Questo perché il consumatore sceglie tra prodotti e non (o solo in minima parte) tra metodi di coltivazione, può scegliere tra mele biologiche ed altre mele, o tra mele rosse e mele gialle. Tale scelta non tiene quasi mai conto delle esternalità negative sui luoghi di produzione. Il diritto di respirare aria salubre, vivere sopra un suolo contenente una quantità ridotta di veleni, dovrebbe, per contro, essere assicurato, attraverso scelte collettive e/o pubbliche,  a chi quell’aria respira e sopra quel terreno vive. Nessuna attività può essere svolta senza modificare l’ambiente, ma in un’economia basata sul mercato il metodo più efficiente per contenere l’inquinamento entro limiti accettabili, è far pagare i danni a chi li provoca. In questa logica credo sia possibile dimostrare che si può coltivare in maniera sostenibile rafforzando la competitività e senza trasferire l’inquinamento da altre zone da cui si importano i prodotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello specifico la delibera del comune di Vallarsa può essere ulteriormente affinata anche in conseguenza delle risorse ridotte che il comune ha potuto dedicare all’analisi del problema. Al tempo stesso mi chiedo però, perché in tutti questi anni in Trentino, una terra in cui si proclama una grande attenzione per l’ambiente, (anche per i riflessi in campo turistico)  non si siano avute né significative  innovazioni – organizzative o di altro tipo &#8211; né ricerche che abbiano portato a soluzioni operative atte ad aumentare la compatibilità tra attività agricola ed ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine vorrei invitare ad un momento di riflessioni tutti gli addetti al settore agricolo. Individuare soluzione atte a favorire coltivazioni ed allevamenti a basso impatto ambientale può servire per avere il sostegno dell’opinione pubblica,  vendere meglio i prodotti, consentire attività agrituristiche ed intensificare la collaborazione con gli altri settori produttivi. Tali soluzioni servono, però, in primo luogo a salvaguardare la salute di chi la terra lavora. Per arrivare a questo risultato non ci sono scorciatoie, è necessario convincersi che non è più il tempo di chiedere a politici, ricercatori, dirigenti sindacali solo contributi, prezzi più alti o minori costi di produzione. E’ tempo di chiedere indicazioni per poter coltivare salvaguardando la propria salute e quella di chi fra le generazioni future vorrà continuare a coltivare la terra o a vivere nelle nostre valli.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un appello alla scienza</title>
		<link>http://www.liberidicoltivare.it/appello/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2014 06:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[liberidicoltivare]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura biologica]]></category>
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		<description><![CDATA[Liberi di coltivare: un appello alla scienza Vogliamo rivendicare la libertà di coltivare senza l’uso di sostanze di sintesi e senza OGM. Il binomio agricoltura-salute si colloca nell’ampissimo dibattito sull’impatto che l’agricoltura ha sul benessere della popolazione e sullo sviluppo del territorio. Il ruolo dell’agricoltura non si esaurisce nella fornitura di beni destinati all’alimentazione, ma [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong>Liberi di coltivare: un appello alla scienza</strong></h3>
<p>Vogliamo rivendicare la libertà di coltivare senza l’uso di sostanze di sintesi e senza OGM.</p>
<p>Il binomio agricoltura-salute si colloca nell’ampissimo dibattito sull’impatto che l’agricoltura ha sul benessere della popolazione e sullo sviluppo del territorio.</p>
<p>Il ruolo dell’agricoltura non si esaurisce nella fornitura di beni destinati all’alimentazione, ma si estende alla produzione di beni pubblici di natura sociale e ambientale (produzione di paesaggio, protezione dal dissesto idrogeologico, contrasto ai cambiamenti climatici, tutela della biodiversità, benessere animale). In questo’ottica emerge l’importanza di portare l’attenzione di tutti su come differenti pratiche agricole e tecniche di allevamento possano determinare un diverso impatto sulla salute e sull’ambiente.</p>
<p>Va sottolineato, poi, come, oltre agli effetti diretti sull’ambiente e sulla salute, il riversamento nell’ambiente di sostanze inquinanti e tossiche si configuri come concorrenza sleale ai danni delle imprese che non inquinano: mancando, infatti, una concreta e puntuale applicazione del concetto <em>“chi inquina paga”</em> (presente nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea), i costi ambientali dei processi produttivi non incidono sul prezzo finale dei prodotti, ma gravano sulla collettività. Conseguentemente, i processi “puliti”, già oberati dagli oneri economici delle eventuali certificazioni e da rese produttive in molti casi inferiori (si pensi all’esempio dei prodotti da agricoltura biologica), si confrontano sul mercato con prodotti iniquamente più economici.</p>
<p>Il sito si propone di alimentare un dibattito, basato su fatti e documenti, inerente queste tematiche e, in particolare, sul discusso impiego degli OGM in agricoltura .</p>
<p><em>“Liberi di coltivare”</em> nasce a seguito della pubblicazione della lettera aperta che il Cav. Valentino Mercati rivolge alla <strong>Prof.ssa Elena Cattaneo</strong> e agli altri scienziati che sul Sole 24 ore del <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/La-caccia-alle-streghe-manda-al-rogo-gli-ogm.pdf"><strong>6 Luglio</strong></a> e del <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Non-perdiamo-la-sfida-degli-OGM-Il-Sole24-Ore_domenica-13-luglio.pdf"><strong>13 luglio</strong></a> si sono espressi a favore della coltivazione di piante geneticamente modificate in Italia.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il mio appello alla scienza <strong>è rivolto in modo specifico a chi sa o dovrebbe sapere non solo come si fa a modificare il genoma di piante o altri esseri viventi</strong>, ma anche quali effetti economici ed evolutivi a breve, medio e lungo termine ci si può attendere dall’introduzione nell’ambiente e nel mercato di prodotti OGM.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulle informazioni non veritiere apparse sui due articoli in oggetto torneremo per focalizzarne alcuni punti fondamentali, ma in primo luogo colpisce l’affermazione dalla <strong>Senatrice Cattaneo</strong> che reclama , in nome della scienza, il diritto  di sperimentare e produrre <strong>immettendo OGM</strong> <strong>nell’ambiente</strong>, poiché a suo dire, non vi sono prove di possibili effetti negativi sulla salute dell’uomo e quindi impedirne l’utilizzo significa comprimere arbitrariamente la libertà d’impresa.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli OGM diventano quindi una battaglia per la libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">E questo è proprio il nostro punto di partenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi coltiviamo in regime di <strong>agricoltura biologica</strong> su circa 1.000 ettari  piante medicinali che poi trasformiamo in sostanze utili per la salute dell’uomo. Già <strong>oggi non sappiamo come difenderci dalla contaminazione di materiale geneticamente modificato</strong> derivato dalla deiezioni di animali allevati con mangimi OGM e un domani, qualora venisse ammessa la libertà di coltivare OGM, non sapremmo come difenderci dal <strong>rischio di contaminazione da pollini di piante geneticamente modificate</strong>, pollini che possono spostarsi per decine di km.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora la domanda che poniamo agli scienziati è questa:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><strong>una volta ammesse coltivazioni OGM come potremmo difendere le nostre coltivazioni e garantire l’assenza di contaminazioni?</strong></li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Chi e come dovrebbe farsi carico di questo?</strong></li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Con quali mezzi si può oggi garantire scientificamente la coesistenza?</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Già oggi queste problematiche appaiono irrisolte nel rapporto tra<strong> agricoltura biologica</strong> e <strong>agricoltura convenzionale</strong> e sono tali da  creare palesi distorsioni di mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">Si pensi che chi vuole fare agricoltura biologica si trova nella condizione di dover sostenere <strong>costi di certificazione</strong> (per certificare che NON utilizza sostanze chimiche tossiche) e <strong>costi per difendersi dall’inquinamento dalle sostanze chimiche</strong> usate nei campi vicini (si pensi all’assurdo per cui è il coltivatore BIO a dover destinare intere porzioni di terrà per difendersi dalla contaminazione da pestidici e altri fitofarmaci usati nelle coltivazioni confinanti).</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti questi oneri, che comportano un aumento dei costi dei prodotti BIO, in realtà dovrebbero ricadere sulle spalle di chi <strong>immette le sostanze tossiche</strong> e  <strong>pericolose nell’ambiente</strong>. Si tratterebbe della elementare applicazione del principio <strong>chi inquina paga</strong>, la cui disapplicazione però altera irrimmediabilmente  la concorrenza poiché questi costi sociali ed ambientali non vengono riflessi nel prezzo dei prodotti convenzionali che pertanto appaiono più competitivi di quelli biologici.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo oggi è oggetto, ad esempio,  di un interessante dibattito in <strong>Trentino</strong>, dove il <strong>Comune di Vallarsa</strong> per la prima volta ha affermato questo principio in agricoltura, <strong>invertendo l’onere della prova e aprendo nuove grandi prospettive per coniugare sostenibilità ambientale, reddittività delle produzioni agricole</strong> <strong>e valorizzazione del territorio</strong> (Nella sezione &#8220;<strong>Download</strong>&#8221; potete trovare i documenti relativi).</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte <strong>la competitività dei prodotti ottenuti con pratiche agricole convenzionali</strong> o degli allevamenti che utilizzano alimenti OGM si basa anche su <strong>una totale mancanza di trasparenza</strong>. E ciò appare evidente dalle stesse parole della Senatrice quando reclama la necessità di coltivare OGM perché tanto già li importiamo per alimentare i nostri animali e quindi, pur senza saperlo, siamo già tutti contaminati, per cui, questa è la sua riflessione,  perché non prenderne atto e iniziare a coltivarli direttamente. Ora ancora una volta si rovescia il quadro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A noi pare che la prima cosa sarebbe rendere trasparenti le etichette e comunicare ai consumatori</strong> che la maggior parte della carne, del latte, dei formaggi che mangiamo sono ottenuti con alimenti OGM, sarà a questo punto il mercato ed i consumatori a scegliere tra questi cibi e quelli invece ottenuti con allevamenti biologici OGM free.</p>
<p style="text-align: justify;">Per noi nei mercati internazionali <strong>è fondamentale poter certificare l’assenza di sostanze OGM</strong> ovvero di inquinanti chimici, e ciò perché<strong> sempre più consumatori nel mondo ricercano questi valori</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché allora tutelare la libertà di chi immette sostanze pericolose nell’ambiente</strong> (riconosciute come tali o potenzialmente tali, siano esse sostanze OGM o sostanze chimiche inquinanti) <strong>e non la libertà di chi non vuole farlo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Responsabilità degli operatori nel controllo delle esternalità in agricoltura e trasparenza verso il consumatore, questi sono a nostro avviso i veri cardini di una reale battaglia per la libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Si consideri poi che molte delle affermazioni contenute nei due articoli citati a noi appaiono anche<strong> tecnicamente sbagliate</strong> o <strong>comunque fuorvianti</strong>. Si consideri ad esempio il passaggio per cui <strong>si sostiene che le coltivazioni OGM riducono l’uso di fitofarmaci, essa è del tutto priva di fondamento</strong>, basti pensare che il 90% del mais OGM in circolazione è stato modificato proprio per essere resistente a specifici erbicidi, il cui uso prolungato determina l’insorgere di pericolosissimi fenomeni di resistenza che creano dei super infestanti e inducono un aumento progressivo dell’utilizzo di fitofarmaci.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altra affermazione palesemente assurda è che gli OGM favoriscono la biodiversità</strong>, quando in realtà essi nascono per realizzare enormi <strong>coltivazioni di monoculture</strong> e questa è la realtà in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dire che il mais BT favorisce la biodiversità poiché riduce l’uso dei pesticidi non è corretto poiché oggi è dimostrato che queste coltivazioni (che rappresentano peraltro solo il 10% del totale del mais OGM) <strong>determinano l’insorgere di insetti resistenti</strong> e i pollini che contengono la tossina si possono depositare su piante diverse uccidendo altre specie di insetti in modo del tutto incontrollabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli OGM pertanto non risolvono i problemi creati dall’agricoltura convenzionale, ma anzi li esasperano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La documentazione a supporto di quanto da noi sostenuto è già disponibile on-line sul sito <a href="http://www.liberidicoltivare.it/">www.liberidicoltivare.it</a>,  che abbiamo deciso di aprire proprio per alimentare il dibattito e dove abbiamo anche previsto un’area forum per invitare gli scienziati destinatari di questa nostra lettera e chiunque sia interessato a commentare e inserire i documenti a supporto delle tesi sostenute. Per un dibattito aperto ma basato su fatti e documenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta un ultimo ma fondamentale tema. <strong>Il nostro paese ha bisogno di OGM?</strong>  <strong>É’ questa la soluzione ai problemi dell’Italia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sul tema appare illuminante <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Martina-Sole-24ore.pdf" target="_blank"><strong>la risposta già data dal ministro Martina sul Sole 24 Ore del 14 Luglio</strong></a> e come operatori economici del settore non possiamo non tornare sul fatto  che in tutto il mondo vi è un crescente mercato per i prodotti alimentari di qualità, certificati per l’assenza di sostanze chimiche artificiali e per essere OGM Free.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia si gioca in questo ambito una partita fondamentale e la domanda è:</p>
<ul>
<li><strong>vogliamo competere con Stati Uniti e Argentina per produrre soia OGM a costo più basso  per alimentare bovini o vogliamo valorizzare le eccellenze del territorio italiano?</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Se la forza del sistema produttivo italiano risiede nella specificità e tipicità dei prodotti, questa caratteristica appare chiaramente in contrasto con gli OGM che sono l’espressione dell’<strong>omologazione produttiva</strong> e dello <strong>sfruttamento economico</strong> della grande privativa industriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è oggi una grande prospettiva per l’Italia: <strong>coniugare produzione alimentare di qualità con la salubrità dell’ambiente</strong> e la sostenibilità delle pratiche agricole, elementi fondamentali per la valorizzazione del territorio, lo sviluppo del turismo e il posizionamento a livello globale del <strong>brand ITALIA</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’introduzione degli OGM ci priverebbe di questo vantaggio competitivo non apportando alcun altro vantaggio economico.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte l’introduzione di sostanze OGM sarebbe sostanzialmente irreversibile e l’impatto sulla salute e sull’ambiente dovrebbe comunque essere valutato in una prospettiva temporale di medio/lungo periodo, certamente trans-generazionale. E allora l’ordinamento prevede in questi casi l’applicazione del “<strong>principio di precauzione</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche negli anni ’60 e ’70 si ritenne di ammettere<strong> in nome della libertà e della mancanza di prove</strong> di effetti nocivi l’utilizzo di <strong>sostanze chimiche artificiali in agricoltura</strong> (pesticidi e altri fitofarmaci).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Molte di queste sostanze sono oggi riconosciute</strong> (dopo anni di utilizzo) <strong>come tossiche</strong> e sono alla base di <strong>molte malattie</strong>, tanto da essere oggetto di un apposito regolamento  europeo (<strong>il <a title="Reach - Quadro normativo di gestione delle sostanze chimiche (REACH), Agenzia europea delle sostanze chimiche" href="http://europa.eu/legislation_summaries/internal_market/single_market_for_goods/chemical_products/l21282_it.htm" target="_blank">Reach</a></strong>) che si preoccupa, con notevoli difficoltà, di come eliminarle dall’ambiente e dai nostri stessi organismi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se pertanto vi sono rischi, anche solo potenziali, e non vi sono ragioni economiche tali da indurci ad ammettere gli OGM,<strong> perché farlo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per contributi e opinioni sul tema ci auguriamo che il dibattito possa continuare sul sito web: <strong><a href="http://www.liberidicoltivare.it/">www.liberidicoltivare.it</a></strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: right;"><strong>Cav. Valentino Mercati</strong><br />
<em>Presidente Aboca</em></p>
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		<title>Agricoltura bio, municipi favorevoli</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2014 07:57:45 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;obbligo di assicurare i terreni non biologici fa discutere. Il presidente della Mach &#8220;I costi aumenteranno, la produzione calerà&#8221;. I Comuni &#8220;Pronti a seguire Vallarsa&#8221;. Gianmoena apre al principio &#8220;Chi inquina paga&#8221;. Salamini: rischio abbandono.<br />
Articolo uscito sul &#8220;Corriere del Trentino&#8221; il 15 Luglio.</p>
<p><a href="http://demo.lucabecattini.it/aboca/wp-content/uploads/2014/07/art1.pdf" target="_blank"><strong>Clicca per scaricarlo</strong></a></p>
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		<title>Chi inquina pagherà. Svolta storica in agricoltura</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2014 07:24:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel comune del Trentino, da sempre attento alla tutela ambientale, arriva l’inversione dell’onere della prova per chi coltiva con sostanze nocive per la salute e l’ambiente. Per garantire la qualità dell’ecosistema e la salute della collettività dai potenziali effetti nocivi delle sostanze chimiche usate in agricoltura, il Consiglio comunale di Vallarsa ha deciso di regolamentare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Nel comune del Trentino, da sempre attento alla tutela ambientale, arriva l’inversione dell’onere della prova per chi coltiva con sostanze nocive per la salute e l’ambiente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per garantire la qualità dell’ecosistema e la salute della collettività dai potenziali effetti nocivi delle sostanze chimiche usate in agricoltura, il Consiglio comunale di Vallarsa ha deciso di regolamentare le coltivazioni agricole </strong><strong>e gli allevamenti locali sulla base del principio “chi inquina paga”. In Italia il settore agricoltura e allevamento è al primo posto per costi esterni assoluti associati all’ambiente e alla sanità con 10,7 miliardi di euro (2012); le emissioni non da combustione (reflui zootecnici e fertilizzanti azotati) sono gli inquinanti più nocivi, con circa 4,1 miliardi di euro imputabili agli effetti sanitari.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vallarsa (TN) 30 Giugno 2014 – è in questo comune del Trentino, compreso nell’area Natura 2000 e situato tra Rovereto (TN) e Schio (VI) che per la prima volta in Italia viene invertito lo schema logico tradizionale alla base della nostra agricoltura. Coltivazioni e allevamenti non biologici saranno ammessi soltanto se certificati e condotti con modalità rispettose della salvaguardia della qualità della vita e dell’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la prima volta quindi, il paradosso per cui normalmente è chi pratica agricoltura biologica a certificare il suo “non utilizzo” di sostanze tossiche e prevedere a proprie spese delle fasce di rispetto per proteggere i suoi terreni da eventuali contaminazioni, viene sovvertito imponendo, per ragioni di salute pubblica, l’onere della certificazione anche sull’agricoltore non biologico. Questi dovrà quindi certificare le sostanze che utilizza, in quali quantità e con quali modalità, garantendone l’assenza di diffusione al di fuori dei propri terreni. In mancanza di una certificazione, l’agricoltore dovrà sottoscrivere una fideiussione o un’assicurazione per il rischio di eventuali danni a terzi  che potrebbero derivare dall’immissione nell’ambiente di sostanze tossiche che lui stesso utilizza.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di Vallarsa è una vera svolta storica poiché per la prima volta, nell’agricoltura italiana, si affronta con misure concrete il problema delle esternalità negative sanitarie e ambientali che nel nostro Paese ammontano a circa 48 miliardi di euro<em>. </em>Sulla base del principio “chi inquina paga” si introduce infatti un importante elemento di parità economica all’interno delle produzioni agricole. L’onere della certificazione/assicurazione a carico degli agricoltori non biologici riequilibra infatti il regime di concorrenza attraverso la quantificazione dei costi esterni generati dai processi produttivi e pone le basi per una comunicazione più trasparente al consumatore che costituirà il passo successivo della regolamentazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un importante avanzamento nello sviluppo di politiche mirate alle attività agricole sostenibili e capaci di coniugare tutela ambientale, crescita economica qualitativa e salute della comunità. La delibera si basa sull’applicazione dei principi della precauzione, dell&#8217;azione preventiva, della correzione dei danni causati all&#8217;ambiente, nonché sul principio «chi inquina paga» che, ai sensi dell&#8217;articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale. Geremia Gios, sindaco di Vallarsa e preside della Facoltà di Economia di Trento, nonché promotore della iniziativa così commenta:  <em>“per garantire lo sviluppo economico insieme alla difesa del nostro territorio e della salute delle persone, non basta incentivare la green economy ma occorrono piuttosto nuove regole che eliminino le palesi distorsioni di mercato e i costi sociali insostenibili. Questo è possibile semplicemente applicando i principi chiave del nostro ordinamento e i comuni possono fare moltissimo in questo ambito”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questi temi <strong>si parlerà Domenica 6 Luglio alle ore 17:00</strong> all’incontro <strong>“Chi Inquina Paghi – Quanto ci costa avvelenare la terra”</strong> che si terrà al Teatro Sociale di Trento, all’interno della manifestazione “A Seminar la Buona Pianta”. Partecipano Luca Mercalli, Telmo Pievani, Geremia Gios e Massimo Mercati. Modera Giovanna Zucconi. <a href="http://www.labuonapianta.it/">www.labuonapianta.it</a></p>
<p><em>Fonte dati Green Report – ECBA project Environmental Cost Benefit Index</em></p>
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