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	<title>Liberi di coltivare &#187; Lettera aperta</title>
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	<description>L&#039;innovazione sostenibile in agricoltura</description>
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		<title>ISDE Italia: Lettera aperta sul Fertility Day</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2016 08:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[liberidicoltivare]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Segnaliamo l’interessante posizione di ISDE espressa nella lettera aperta al Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin in merito alla 1° Giornata Nazionale sul Fertility Day, soprattutto per quanto concerne le problematiche di origine ambientali legate all’infertilità. Condividiamo questo approccio auspicando una maggiore attenzione sugli studi scientifici che trattano questi aspetti. ISDE Italia &#8211; Associazione Medici [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="rtejustify">Segnaliamo l’interessante posizione di ISDE espressa nella lettera aperta al Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin in merito alla 1° Giornata Nazionale sul Fertility Day, soprattutto per quanto concerne le problematiche di origine ambientali legate all’infertilità.</p>
<p>Condividiamo questo approccio auspicando una maggiore attenzione sugli studi scientifici che trattano questi aspetti.</p>
<p class="rtejustify"><img class=" alignright" src="http://www.aboca.com/sites/www.aboca.com/files/styles/thumbnail/public/images/news/isde_colori_120.png?itok=8Y4E0_mN" alt="" /></p>
<blockquote><p><strong>ISDE Italia &#8211; Associazione Medici per l&#8217;Ambiente<br />
Lettera aperta sul Fertility Day</strong><br />
<em>In merito alla 1° Giornata Nazionale sul Fertility Day che verrà celebrata il 22 settembre p.v., come Associazione Nazionale dei Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) abbiamo letto con attenzione il razionale della giornata ed in particolare il programma in cui si affronteranno alcuni temi cruciali quali la possibilità di guarire dalla sterilità, il ruolo della Medicina Pubblica, la possibilità di preservare la fertilità anche in caso di malattie tumorali e del ruolo dell’età nella possibilità di concepire.<br />
Ci sembra però di notare che sia del tutto carente una sessione sulle cause dell’infertilità, problema che affligge ormai il 15% delle coppie e, più in generale, sull’ eziopatogenesi dei disturbi della sfera riproduttiva, oggi seriamente compromessa, anche per abortività spontanea, prematurità, nati sotto peso, esiti infausti della gravidanza, malformazioni, endometriosi etc.<br />
A questo proposito ci permettiamo di segnalare che esiste ormai una corposa letteratura scientifica che correla tali problematiche con esposizioni di origine ambientale e, a nostro avviso, una giornata così importante come quella del 22 settembre dovrebbe mettere in luce ed informare anche su questi aspetti.<br />
Ad esempio l’esposizione a pesticidi (in particolare di tipo professionale) può alterare gravemente la funzione gonadica maschile con peggioramento della qualità del seme per riduzione della densità, motilità, numero degli spermatozoi, aumento delle anomalie al DNA e alterazioni della loro morfologia, ma anche per inibizione della spermatogenesi per riduzione del volume e peso di testicoli, epididimo, vescicole seminali e prostata (1).<br />
Così pure per l’endometriosi &#8211; patologia complessa diventata ormai una vera piaga sociale e causa di sterilità femminile &#8211; i fattori ambientali rappresentano un importante fattore di rischio. Studi caso-controllo hanno dimostrato che per le donne con più elevati livelli nel sangue di β-esaclorocicloesano (HCH), mirex, clordano, fungicidi, esaclorobenzene il rischio di endometriosi è nettamente più alto (2,3).<br />
Più in generale ricordiamo che tutte le sostanze che agiscono come interferenti endocrini (ed ormai presenti nei nostri ambienti di vita) quali ftalati, ritardanti di fiamma, parabeni, bisfenolo A, diossine, PCB etc. sono tutte in grado di alterare i complessi equilibri ormonali alla base delle funzioni riproduttive ed è stato valutato che i soli costi economici per danni alla salute riproduttiva femminile da interferenti endocrini ammontino ogni anno ad 1 miliardo e ½ di euro (4).<br />
Per non parlare di gravissimi casi di inquinamento da sostanze che interferiscono con le funzioni ormonali quale quello da perfluoroctani (PFOA, PFAS) presente in Veneto ed oggetto di specifiche ricerche da parte dell’ISS.<br />
Vorremmo infine ricordare come per la cattiva qualità dell’aria, non si registrino solo problemi ischemici, circolatori, respiratori, tumorali e danni al cervello in via di sviluppo, ma anche deleteri effetti sulla salute riproduttiva. Ad esempio una meta-analisi del 2012 ha valutato che per ogni incremento di 10 μg/m3 di PM2.5 vi era un aumento del 15% del rischio di nascite pretermine ed un aumento del 9% del rischio di basso peso alla nascita (5), con costi assistenziali e sociali assolutamente non trascurabili (6).<br />
Ma anche l’abortività spontanea è correlata all’inquinamento atmosferico: uno studio condotto nel Sud Italia ha dimostrato un incremento di abortività spontanea del 19,7% e del 33,6% per ogni incremento di 10 μg/m3 rispettivamente di PM10 e di ozono, anche se tali concentrazioni rientravano nei limiti di legge (7).<br />
In conclusione ribadiamo la nostra profonda convinzione che infertilità e disordini della vita riproduttiva siano fra le funzioni più fragili, delicate ed importanti della salute umana, anche per le ripercussioni che comportano sugli aspetti più intimi della persona quali quelli della vita relazionale, della vita affettiva e della sessualità, ma sono anche fra quelle che maggiormente risentono degli effetti negativi dell’inquinamento.<br />
ISDE crede fermamente che la salute umana sia intimamente connessa con la salubrità dell’ambiente di vita e di lavoro ed auspica che il 22 settembre 2016 non si perda un’ottima occasione per divulgare informazioni ai cittadini anche su questi versanti.<br />
Essere consapevoli dei rischi ambientali connessi all’infertilità e ai disturbi della vita riproduttiva non può che favorire comportamenti più responsabili da parte dei cittadini e &#8211; ci auguriamo &#8211; provvedimenti più consoni a tutelare anche queste funzioni della salute umana, sia da parte del Legislatore che e delle Istituzioni preposte a tutelare la salute pubblica.<br />
La ringraziamo per l’attenzione e fiduciosi in un positivo riscontro voglia gradire i nostri saluti.</em></p>
<p><em>Dr. Roberto Romizi<br />
Presidente ISDE Italia<br />
Dr.ssa Patrizia Gentilini<br />
Membro Giunta Esecutiva e Comitato Scientifico</em></p>
<p><em>Riferimenti bibliografici<br />
1. Mehrpour O, Karrari P, Zamani N, Tsatsakis AM, Abdollahi M Occupational exposure to pesticides and consequences on male semen and fertility: A review Toxicol Lett. Oct 15;230(2):146-56. 2014<br />
2. Cooney MA, Buck Louis GM, Hediger ML, Vexler A, Kostyniak P J Organochlorine pesticides and endometriosis Reprod Toxicol Nov;30(3):365-9 2010<br />
3. Upson K, De Roos AJ, Thompson ML, Sathyanarayana S, Scholes D, Barr DB, Holt VL. Organochlorine pesticides and risk of endometriosis: findings from a population-based case-control study Environ Health Perspect. Nov-Dec;121(11-12):1319-24. 2013.<br />
4. Hunt PA, Sathyanarayana S, Fowler PA, Trasande L Female Reproductive Disorders, Diseases, and Costs of Exposure to Endocrine Disrupting Chemicals in the European Union. L J Clin Endocrinol Metab. Apr;101(4):1562-70 2016.<br />
5. Sapkota A, Chelikowsky AP, Nachman KE, Cohen AJ Exposure to particulate matter and adverse birth outcomes: a comprehensive review and meta-analysis. Air Quality, Atmosphere &amp; Health December 2012, Volume 5, Issue 4, pp 369-381 2012<br />
6. Cavallo MC, Gugiatti A, Fattore G, Gerzeli S, Barbieri D, Zanini R. Cost of care and social consequences of very low birth weight infants without premature- related morbidities in Italy. Ital J Pediatr. Aug 19;41:59. 2015<br />
7. Di Ciaula A, Bilancia M Relationships between mild PM10 and ozone urban air levels and spontaneous abortion: clues for primary prevention. Int J Environ Health Res. ;25(6):640-55 2015.</em></p></blockquote>
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		<title>Lettera aperta di Valentino Mercati alla Prof.ssa Elena Cattaneo</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2014 10:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[liberidicoltivare]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il dibattito]]></category>
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		<description><![CDATA[Lettera aperta alla Prof.ssa Elena Cattaneo, senatrice a vita e agli altri scienziati che sul Sole 24 ore del 6 Luglio (&#8220;La caccia alle streghe manda al rogo gli OGM&#8220;) e del 13 luglio (&#8220;Non perdiamo la sfida agli OGM&#8220;) si sono espressi a favore della coltivazione in Italia di Piante geneticamente modificate. Il mio appello alla scienza è rivolto in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lettera aperta alla <strong>Prof.ssa Elena Cattaneo</strong>, senatrice a vita e agli altri scienziati che sul Sole 24 ore del <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/La-caccia-alle-streghe-manda-al-rogo-gli-ogm.pdf"><strong>6 Luglio</strong></a> (&#8220;<em>La caccia alle streghe manda al rogo gli OGM</em>&#8220;) e del <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Non-perdiamo-la-sfida-degli-OGM-Il-Sole24-Ore_domenica-13-luglio.pdf"><strong>13 luglio</strong></a> (&#8220;<em>Non perdiamo la sfida agli OGM</em>&#8220;) si sono espressi a favore della coltivazione in Italia di Piante geneticamente modificate.</p>
<blockquote><p>Il mio appello alla scienza <strong>è rivolto in modo specifico a chi sa o dovrebbe sapere non solo come si fa a modificare il genoma di piante o altri esseri viventi</strong>, ma anche quali effetti economici ed evolutivi a breve, medio e lungo termine ci si può attendere dall’introduzione nell’ambiente e nel mercato di prodotti OGM.</p>
<p>Sulle informazioni non veritiere apparse sui due articoli in oggetto torneremo per focalizzarne alcuni punti fondamentali, ma in primo luogo colpisce l’affermazione dalla <strong>Senatrice Cattaneo</strong> che reclama , in nome della scienza, il diritto  di sperimentare e produrre <strong>immettendo OGM</strong> <strong>nell’ambiente</strong>, poiché a suo dire, non vi sono prove di possibili effetti negativi sulla salute dell’uomo e quindi impedirne l’utilizzo significa comprimere arbitrariamente la libertà d’impresa.</p>
<p>Gli OGM diventano quindi una battaglia per la libertà.</p>
<p>E questo è proprio il nostro punto di partenza.</p>
<p>Noi coltiviamo in regime di <strong>agricoltura biologica</strong> su circa 1.000 ettari  piante medicinali che poi trasformiamo in sostanze utili per la salute dell’uomo. Già <strong>oggi non sappiamo come difenderci dalla contaminazione di materiale geneticamente modificato</strong> derivato dalla deiezioni di animali allevati con mangimi OGM e un domani, qualora venisse ammessa la libertà di coltivare OGM, non sapremmo come difenderci dal <strong>rischio di contaminazione da pollini di piante geneticamente modificate</strong>, pollini che possono spostarsi per decine di km.</p>
<p>Allora la domanda che poniamo agli scienziati è questa:</p>
<ul>
<li><strong>una volta ammesse coltivazioni OGM come potremmo difendere le nostre coltivazioni e garantire l’assenza di contaminazioni?</strong></li>
<li><strong>Chi e come dovrebbe farsi carico di questo?</strong></li>
<li><strong>Con quali mezzi si può oggi garantire scientificamente la coesistenza?</strong></li>
</ul>
<p>Già oggi queste problematiche appaiono irrisolte nel rapporto tra<strong> agricoltura biologica</strong> e <strong>agricoltura convenzionale</strong> e sono tali da  creare palesi distorsioni di mercato.</p>
<p>Si pensi che chi vuole fare agricoltura biologica si trova nella condizione di dover sostenere <strong>costi di certificazione</strong> (per certificare che NON utilizza sostanze chimiche tossiche) e <strong>costi per difendersi dall’inquinamento dalle sostanze chimiche</strong> usate nei campi vicini (si pensi all’assurdo per cui è il coltivatore BIO a dover destinare intere porzioni di terrà per difendersi dalla contaminazione da pestidici e altri fitofarmaci usati nelle coltivazioni confinanti).</p>
<p>Tutti questi oneri, che comportano un aumento dei costi dei prodotti BIO, in realtà dovrebbero ricadere sulle spalle di chi <strong>immette le sostanze tossiche</strong> e  <strong>pericolose nell’ambiente</strong>. Si tratterebbe della elementare applicazione del principio <strong>chi inquina paga</strong>, la cui disapplicazione però altera irrimmediabilmente  la concorrenza poiché questi costi sociali ed ambientali non vengono riflessi nel prezzo dei prodotti convenzionali che pertanto appaiono più competitivi di quelli biologici.</p>
<p>Tutto questo oggi è oggetto, ad esempio,  di un interessante dibattito in <strong>Trentino</strong>, dove il <strong>Comune di Vallarsa</strong> per la prima volta ha affermato questo principio in agricoltura, <strong>invertendo l’onere della prova e aprendo nuove grandi prospettive per coniugare sostenibilità ambientale, reddittività delle produzioni agricole</strong> <strong>e valorizzazione del territorio</strong> (Nella sezione &#8220;<strong>Download</strong>&#8221; potete trovare i documenti relativi).</p>
<p>D’altra parte <strong>la competitività dei prodotti ottenuti con pratiche agricole convenzionali</strong> o degli allevamenti che utilizzano alimenti OGM si basa anche su <strong>una totale mancanza di trasparenza</strong>. E ciò appare evidente dalle stesse parole della Senatrice quando reclama la necessità di coltivare OGM perché tanto già li importiamo per alimentare i nostri animali e quindi, pur senza saperlo, siamo già tutti contaminati, per cui, questa è la sua riflessione,  perché non prenderne atto e iniziare a coltivarli direttamente. Ora ancora una volta si rovescia il quadro.</p>
<p><strong>A noi pare che la prima cosa sarebbe rendere trasparenti le etichette e comunicare ai consumatori</strong> che la maggior parte della carne, del latte, dei formaggi che mangiamo sono ottenuti con alimenti OGM, sarà a questo punto il mercato ed i consumatori a scegliere tra questi cibi e quelli invece ottenuti con allevamenti biologici OGM free.</p>
<p>Per noi nei mercati internazionali <strong>è fondamentale poter certificare l’assenza di sostanze OGM</strong> ovvero di inquinanti chimici, e ciò perché<strong> sempre più consumatori nel mondo ricercano questi valori</strong>.</p>
<p><strong>Perché allora tutelare la libertà di chi immette sostanze pericolose nell’ambiente</strong> (riconosciute come tali o potenzialmente tali, siano esse sostanze OGM o sostanze chimiche inquinanti) <strong>e non la libertà di chi non vuole farlo?</strong></p>
<p>Responsabilità degli operatori nel controllo delle esternalità in agricoltura e trasparenza verso il consumatore, questi sono a nostro avviso i veri cardini di una reale battaglia per la libertà.</p>
<p>Si consideri poi che molte delle affermazioni contenute nei due articoli citati a noi appaiono anche<strong> tecnicamente sbagliate</strong> o <strong>comunque fuorvianti</strong>. Si consideri ad esempio il passaggio per cui <strong>si sostiene che le coltivazioni OGM riducono l’uso di fitofarmaci, essa è del tutto priva di fondamento</strong>, basti pensare che il 90% del mais OGM in circolazione è stato modificato proprio per essere resistente a specifici erbicidi, il cui uso prolungato determina l’insorgere di pericolosissimi fenomeni di resistenza che creano dei super infestanti e inducono un aumento progressivo dell’utilizzo di fitofarmaci.</p>
<p><strong>Altra affermazione palesemente assurda è che gli OGM favoriscono la biodiversità</strong>, quando in realtà essi nascono per realizzare enormi <strong>coltivazioni di monoculture</strong> e questa è la realtà in tutto il mondo.</p>
<p>Dire che il mais BT favorisce la biodiversità poiché riduce l’uso dei pesticidi non è corretto poiché oggi è dimostrato che queste coltivazioni (che rappresentano peraltro solo il 10% del totale del mais OGM) <strong>determinano l’insorgere di insetti resistenti</strong> e i pollini che contengono la tossina si possono depositare su piante diverse uccidendo altre specie di insetti in modo del tutto incontrollabile.</p>
<p><strong>Gli OGM pertanto non risolvono i problemi creati dall’agricoltura convenzionale, ma anzi li esasperano.</strong></p>
<p>La documentazione a supporto di quanto da noi sostenuto è già disponibile on-line sul sito <a href="http://www.liberidicoltivare.it/">www.liberidicoltivare.it</a>,  che abbiamo deciso di aprire proprio per alimentare il dibattito e dove abbiamo anche previsto un’area forum per invitare gli scienziati destinatari di questa nostra lettera e chiunque sia interessato a commentare e inserire i documenti a supporto delle tesi sostenute. Per un dibattito aperto ma basato su fatti e documenti.</p>
<p>Resta un ultimo ma fondamentale tema. <strong>Il nostro paese ha bisogno di OGM?</strong>  <strong>É’ questa la soluzione ai problemi dell’Italia?</strong></p>
<p>Sul tema appare illuminante <a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Martina-Sole-24ore.pdf" target="_blank"><strong>la risposta già data dal ministro Martina sul Sole 24 Ore del 14 Luglio</strong></a> e come operatori economici del settore non possiamo non tornare sul fatto  che in tutto il mondo vi è un crescente mercato per i prodotti alimentari di qualità, certificati per l’assenza di sostanze chimiche artificiali e per essere OGM Free.</p>
<p>L’Italia si gioca in questo ambito una partita fondamentale e la domanda è:</p>
<ul>
<li><strong>vogliamo competere con Stati Uniti e Argentina per produrre soia OGM a costo più basso  per alimentare bovini o vogliamo valorizzare le eccellenze del territorio italiano?</strong></li>
</ul>
<p>Se la forza del sistema produttivo italiano risiede nella specificità e tipicità dei prodotti, questa caratteristica appare chiaramente in contrasto con gli OGM che sono l’espressione dell’<strong>omologazione produttiva</strong> e dello <strong>sfruttamento economico</strong> della grande privativa industriale.</p>
<p>Vi è oggi una grande prospettiva per l’Italia: <strong>coniugare produzione alimentare di qualità con la salubrità dell’ambiente</strong> e la sostenibilità delle pratiche agricole, elementi fondamentali per la valorizzazione del territorio, lo sviluppo del turismo e il posizionamento a livello globale del <strong>brand ITALIA</strong>.</p>
<p><strong>L’introduzione degli OGM ci priverebbe di questo vantaggio competitivo non apportando alcun altro vantaggio economico.</strong></p>
<p>D’altra parte l’introduzione di sostanze OGM sarebbe sostanzialmente irreversibile e l’impatto sulla salute e sull’ambiente dovrebbe comunque essere valutato in una prospettiva temporale di medio/lungo periodo, certamente trans-generazionale. E allora l’ordinamento prevede in questi casi l’applicazione del “<strong>principio di precauzione</strong>”.</p>
<p>Anche negli anni ’60 e ’70 si ritenne di ammettere<strong> in nome della libertà e della mancanza di prove</strong> di effetti nocivi l’utilizzo di <strong>sostanze chimiche artificiali in agricoltura</strong> (pesticidi e altri fitofarmaci).</p>
<p><strong>Molte di queste sostanze sono oggi riconosciute</strong> (dopo anni di utilizzo) <strong>come tossiche</strong> e sono alla base di <strong>molte malattie</strong>, tanto da essere oggetto di un apposito regolamento  europeo (<strong>il <a title="Reach - Quadro normativo di gestione delle sostanze chimiche (REACH), Agenzia europea delle sostanze chimiche" href="http://europa.eu/legislation_summaries/internal_market/single_market_for_goods/chemical_products/l21282_it.htm" target="_blank">Reach</a></strong>) che si preoccupa, con notevoli difficoltà, di come eliminarle dall’ambiente e dai nostri stessi organismi.</p>
<p>Se pertanto vi sono rischi, anche solo potenziali, e non vi sono ragioni economiche tali da indurci ad ammettere gli OGM,<strong> perché farlo?</strong></p>
<p>Per contributi e opinioni sul tema ci auguriamo che il dibattito possa continuare sul sito web: <strong><a href="http://www.liberidicoltivare.it/">www.liberidicoltivare.it</a></strong></p></blockquote>
<p><strong>Cav. Valentino Mercati</strong><br />
<em>Presidente Aboca</em></p>
<p>RIFERIMENTI:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/La-caccia-alle-streghe-manda-al-rogo-gli-ogm.pdf" target="_blank"><strong>LA CACCIA ALLE STREGHE MANDA AL ROGO GLI OGM</strong></a></li>
<li><a href="http://www.liberidicoltivare.it/wp-content/uploads/2014/07/Non-perdiamo-la-sfida-degli-OGM-Il-Sole24-Ore_domenica-13-luglio.pdf" target="_blank"><strong>NON PERDIAMO LA SFIDA AGLI OGM</strong></a></li>
</ul>
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